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Sempre più aspre e grandi le manifestazioni contro la presidente Park Geun-hye

Sempre più aspre e grandi le manifestazioni contro la presidente Park Geun-hye

| On 25, Nov 2016

Dopo che la scorsa protesta contro la presidente Park Geun-hye ha portato per le strade quasi un milione di coreani (per la polizia 500’000), in questi giorni il doppio delle persone hanno continuano a far sentire la loro voce.

Il 26 novembre sono attese da 1,5 a 2 milioni di persone a Seoul per marciare e chiedere le dimissioni della presidente Park Geun-hye, accusata di essere stata controllata da una setta religiosa o sciamano nel suo mandato e di averla finanziata con circa 80 milioni di dollari presi dalle casse pubbliche. Ad affiancare le proteste della popolazioni ci sono i vari sindacati e associazioni che hanno annunciato scioperi e manifestazioni, come l’associazione degli agricoltori, studenti universitari e professori.

Attualmente la popolarità della presidente Park è scesa al 4%, eppure la donna non sembra per nulla intenzionata a dimettersi. La presidente, pur chiedendo scusa per lo scandalo, ha finora negato le accuse, definendole una “fantasia”. Il Partito democratico (The Minjoo), prima formazione dell’opposizione, ha annunciato il tentativo di mettere la presidente in stato di accusa il prossimo dicembre. Le indagini che sono in corso sulla presidente ufficialmente dal 20 novembre si stanno concentrando sulla sua corruzione e stanno coinvolgendo anche altri, come il colosso Samsung sempre per corruzione. Si mormora che i vertici dell’azienda abbiano convinto, tramite la setta e con una grande donazione, la presidente ad approvare la fusione tra Samsung C&T e Cheil Industriess, atto del 2016 definito un passo strategico essenziale per l’azienda.

Gli Stati Uniti si sono detti molto preoccupati per questa situazione e vedono le possibili dimissioni della presidente Park Geun-hye come l’inizio di un periodo molto debole e confuso per la Corea del Sud, labilità da evitare per gli USA in un momento storico così delicato con la Cina e il sistema THAAD.

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