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'Can This Love Be Translated?' non è quello che dice di essere ed è bello a metà

‘Can This Love Be Translated?’ non è quello che dice di essere ed è bello a metà

| On 26, Gen 2026

‘Come si dice amore?’, in inglese ‘Can This Love Be Translated?’, nuovo drama su Netflix, ha soli 12 episodi e questo poteva essere un grande vantaggio, invece è un drama che si divide perfettamente a metà: ci sono i primi sei episodi che sono in un modo, con colori pastello, atmosfera fatati e surreali, e gli altri sei che sembrano una fiaba horror con anche delle problematiche psichiatriche pesanti che sbucano dal cilindro del bianco coniglio, all’improvviso.

Promuovere un film o una serie è un’arte complessa e delicata: senza la giusta strategia promozionale, una cosa bella potrebbe essere evitata. Allo stesso modo, promuovere qualcosa nel modo sbagliato, potrebbe portare il pubblico a sentirsi ingannato. Ho trovato TANTI commenti di persone che non hanno capito il cambio di tono di questo drama e ne sono rimasti delusi. Tanti altri lo hanno apprezzato. Io rientro tra quelle affrante (e deluse).

‘Can This Love Be Translated?’ comunque è stato venduto male: proposto come una classica commedia romantica, in realtà è un dramma psicologico romantico e OVVIAMENTE, è tanto differente. No, ‘Can This Love Be Translated?’ non è la storia di due persone che si incontrano e si innamorano, ma di una giovane donna gentile e tenace i cui traumi affiorano a causa di una malattia mentale non meglio specificata, e noi la seguiamo in un viaggio in cui deve superare le avversità, abbandonando l’odio per se stessa e l’insicurezza per vivere una vita più appagante… il tutto mentre si innamora di un grande gnocco con una voce stupenda e due fossette meravigliose, e come darle torto..

Quindi ne vale la pena?
L’hype ha senso?
Per me è da vedere, sia perché sono DAVVERO curiosa della vostra opinione, sia perché a me è piaciuta la prima metà e in generale il voto è sufficiente anche se sono stati toccati temi a me cari e no, non mi è piaciuto il modo in cui sono stati trattati.
Mi è stata venduta una COMMEDIA romantica e mi trovo un dramma PSICOLOGICO amoroso fatto malino: divento una iena, SORRI.

Di cosa parla questo drama?
IO, la trama ve la scrivo PIU’ PRECISA, così voi sapete cosa aspettarvi (circa).

Kim Seon-ho interpreta Hu-jin, un uomo che parla fluentemente molte lingue, tranne quella che conta davvero: parlare con sincera onestà. Incontra Cha Mu-hee (Go Youn-jung), una celebrità alle prese con tradimento e dolore, che ha bisogno di aiuto per affrontare la donna che le ha sconvolto la vita.
Un riluttante Hu-jin interviene come interprete, ma si ammorbidisce quando vede la sofferenza che si cela dietro la rabbia e il dolore di Mu-hee. Nasce un’amicizia non detta che muore subito dopo. Da lì a qualche giorno, però, la vita cambia per Mu-hee, che subisce un incidente durante le riprese di un film horror, dove interpreta l’inquietante e glaciale Do Ra-mi, e rimane in coma per sei mesi.
Si risveglia come una superstar dato che il suo personaggio Do Ra-mi ha conquistato il web, un successo inaspettato che la confonde, ma tra quella felicità c’è qualcosa che stride. La zombie Do Ra-mi non lascia in pace Mu-Hee: le appare come allucinazione più e più volte ed è sfacciata, pungente, aggressiva, libera e persino un po’ inquietante, e assomiglia troppo al caos interiore di Mu-hee. Cosa le sta succedendo?

Cosa affronta il drama?
Si tratta del tema della comunicazione e della comprensione dell’altro e di se stessi. La comunicazione è una componente essenziale di una relazione di successo; tuttavia, se non si capisce la lingua di una persona, stabilire una connessione è quasi impossibile.

La prima metà di ‘Can This Love Be Translated?’ approfondisce il tema del linguaggio personale di ognuno, al di là della semplice traduzione. Sebbene lo scopo di Ho-jin nel reality show sia tradurre tutto ciò che Hiro e Mu-hee dicono, fatica a comprendere Mu-hee come persona. Una volta che ci riesce, ci sono altri ostacoli da affrontare.

Da lì, nella seconda metà del drama, il tema cambia un poco e dalla comunicazione si passa alla comprensione: si capisce che una cosa bisogna conoscerla per poter poi iniziare a capirla davvero, e questa è una metafora calzante per il processo di apprendimento di una lingua.

Punti di forza:
Dal punto di vista visivo è un progetto davvero grandioso, con una palette stupenda, paesaggi per il mondo incredibili (nonostante alcune location italiane siano state attribuite al Canada OPS).

Anche outfit stupendi e cuciti su ogni personaggio, come se fossero parte della loro caratterizzazione.

Per gli occhi è un piacere questo drama, dall’inizio alla fine e nessuno può dire ‘A’ su questo.

I personaggi sono tutti bravi nella recitazione.

Kim Sun-Ho è un bravo attore che sa donare mille sfaccettature (e quando parla italiano è ADORABILEEEEEEE).
Go Youn-Jung fa il suo e lo fa molto bene, soprattutto con quando recita la famosa Do Ra Mi è sensazionale (e mi ricorda tanto quella crudele Naksu in Alchemy of Soul T_T).
La chimica tra i protagonisti a me è piaciuta.

Avevo visto pochissimo di Sota Fukushi (anche se ha fatto tantissimi film e drama in Giappone) ma è davvero convincente nel suo ruolo di attore famoso ma confinato in un’immagine che non combacia con la realtà.

Non continuo ulteriormente, ma tutti i personaggi sono inizialmente interessanti, piacevoli da guardare, anche se gran parte delle loro cose succedono perché sì, si innamorano perché sì, si scelgono perché sì, si lasciano perché forse sì. Peccato per l’arco dei personaggi perché le premesse, per tutti, erano positive.

Punti di debolezza:
Da un punto di vista della trama, la prima e la seconda metà sono su due registri completamente differente e tutta la parte frizzante e bella della prima metà, diventa qualcosa che si richiude e accartoccia su se stessa nella seconda parte. Dall’episodio 7 si perde il focus, non si capisce dove si sta andando, le spiegazioni sono banali, si perde l’interesse perché davvero tutto sembra eccessivamente forzato.

Forse le aspettative alte e una trama e dei trailer troppo precisi sulla prima metà, non ha fatto percepire quello che arriva nella seconda parte, con una confusione che stranisce. Io al settimo episodio ero proprio CONFUSA.

Tutta la prima parte è concentrata sulla difficoltà delle comunicazioni, delle traduzioni, ma anche delle interpretazioni. Nella seconda metà tali difficoltà diventano proprio impossibilità alla comprensione del diverso, dello strano, dello psichiatricamente complesso. Si parla sempre di comunicazione, ma è ben evidente che il tema sia completamente diverso.

Un conto è parlare di quello che si perde quando comunichiamo e, scegliendo determinate parole e un determinato modo, influenziamo tutto il rapporto e il tutto può essere superato con un’analisi su di sé e la volontà di trasmettere completamente il messaggio all’altro… un conto è dire che spesso esistono dei muri tra persone perché non conosciamo la sua psiche e il suo passato, il suo dolore e i suoi traumi, e questo influisce a priori il nostro rapporto, difficoltà che possono essere superate abbracciando il bene e il male dell’altro.

Poi il modo in cui la malattia mentale viene trattata, per me, è inaccettabile. Usata come strumento narrativo, senza una spiegazione, una diagnosi, come se fosse uno scherzo, un gioco, un clown, una pazzerella buffa… ma anche no. Ma dei miei problemi con la seconda metà del drama ne parlerò meglio nella parte spoiler, sotto.

Conclusione:
“Can This Love Be Translated?” deve essere visto nella consapevolezza che poi diventa altro e che quell’altro potrebbe essere di difficile comprensione (LOL) e potrebbe non piacervi come la prima parte. Resta comunque una visione piacevole e sufficiente, con due protagonisti molto bravi.

E adesso inizia la parte SPOILER.

PARTE SPOILER.

#Spoiler
Dove spiego perché la seconda parte A ME non ha convinto.

#Spoiler

Nei primi sei episodi, Mu-hee e Ho-jin si conoscono attraverso i classici ritmi delle commedie romantiche. Man mano che il loro avvicinamento si fa più intenso, innamorarsi diventa un’esperienza gioiosa, adorabile e commovente. Lentamente, “Can This Love Be Translated?” diventa una danza seducente tra due anime che desiderano ardentemente essere amate e faticano a comunicare nonostante condividano la stessa lingua.

La narrazione si costruisce poi attraverso una serie di conflitti ed eventi che nascono da incomprensioni e interpretazioni errate. Non ci vuole molto per capire quanto sia importante il tema della comunicazione con i personaggi che spesso letteralmente dicono proprio quanto sia difficile comunicare tra di loro. La battuta che meglio riassume questa prima parte, ed è anche molto bella, dice proprio: “Ci sono tante lingue quante sono le persone. Ognuno parla la propria lingua. Ecco perché le persone fraintendono, interpretano male e si offendono a vicenda”. Questa frase è STUPENDA e racchiude tutto il senso dei primi sei episodi (che mi sono piaciuti molto).

Fin dall’inizio, Mu-hee è un personaggio che porta con sé una sorta di oscurità, deve fare i conti con il nero del suo passato che riappare, come allucinazioni, nel volto del personaggio che ha interpretato e che l’ha resa famosa, Do Rami. E da qui che il drama diventa più umano, un arco narrativo allegorico, intelligente e avvincente del dialogo interiore, sul mostro che ognuno di noi ha dentro che cerca di distruggerci e bloccarci e su come noi dobbiamo lottare e sconfiggerlo… Il fatto che vedesse Do Rami, aveva senso, mi piaceva e aiutava lo sviluppo di Mu-Hee.

E poi arriva la metà del drama e tutto questo che ho scritto non ha più senso quando Do Ra-mi smette di essere un’allucinazione e diventa l’alter ego di Mu-hee.

Mu-hee potrebbe soffrire di un disturbo dissociativo dell’identità, ma non lo sappiamo e non lo sapremo mai, perché non c’è diagnosi, né un approccio SERIO a una patologia SERIA. E, inoltre, considerando il background di Mu-hee e la sua caratterizzazione, questo “disturbo dissociativo dell’identità” non si adatta alla narrazione e viene rappresentato senza il minimo rispetto.

I disturbi mentali in questo drama non sono altro che un espediente narrativo, che viene poi romanticizzato come un altro dei “tratti bizzarri” di Mu-hee. Triste. Dalla fine dell’episodio 7 in poi, la storia è dettata dai capricci dell’alter ego di Mu-hee che, quindi, diventa il deus ex machina in questa narrazione. Il tema della comunicazione diventa rumore di fondo e la relazione tra Ho-jin e Mu-hee si trasforma in un tira e molla angosciante e surreale.

La salute mentale di Mu-hee non viene mai esplorata con la cura e la compassione necessarie. Non l’abbiamo mai vista ricevere una diagnosi, seguire alcun tipo di trattamento o essere incoraggiata a chiedere aiuto. Non ce n’è bisogno, ovviamente, perché l’amore cura tutto e, infatti, risolti i problemi Ra-mi semplicemente “scompare”, nel mentre i protagonisti la definiscono ‘una che fa buffonate‘ o ‘il metodo per interpretare Mu-hee‘, una malattia serie definita così mi fa rabbrividire.

E ripeto, è un peccato perché la prima metà mi è piaciuta tanto e la seconda metà, a parte come hanno tratto una malattia mentale (che davvero lo trovo INACCETTABILE), l’ho trovato forzata e noiosa.

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