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'Ready, Set, Love' è tanta roba: divertente, trash, stimolante, trash, coinvolgente, trash, romantico e trash

‘Ready, Set, Love’ è tanta roba: divertente, trash, stimolante, trash, coinvolgente, trash, romantico e trash

| On 13, Apr 2024

Avete presente il detto “Quando Dio distribuiva l’intelligenza, tu forse stavi mangiando”? E’ esattamente quello che succede nei primi 20 minuti del nuovo drama thailandese ‘Ready, Set, Love’ presente su Netflix: quando il mondo ti fa vedere a un palmo di naso gli unici gnocchi dotati nell’intera nazione (in seguito a una terribile epidemia degli anni ’70 che ha decimato la popolazione maschile) la nostra eroina imbarazzante, volgare e sempliciotta, stava magnando come un porco al buffet.
E basta, già idola assoluta della mia vita.

Volete ridere?
‘Ready, Set, Love’ fa per voi.
Volete una cosa romantichella con un’idea abbastanza diversa?
‘Ready, Set, Love’ fa per voi.
Non volete qualcosa di riflessivo o profondo?
‘Ready, Set, Love’ fa proprio per voi.

Dovete essere preparati: non vedrete il nuovo The Truman Show o Squid Game.

E’ una serie leggera, a tratti trash, molto esagerata che ha come scopo quello di divertire. Ciò che veramente risalta è il rifiuto della serie di prendersi troppo sul serio, con gli attori che chiaramente apprezzano i loro ruoli e offrono dialoghi strepitosi.

Questa serie fa ridere, fa rilassare nel suo essere esagerata. La sua genialità risiede nel perfetto equilibrio tra stravaganza e astuzia.

A me è piaciuta assai e sei episodi volano facilmente.

Di cosa parla questo drama?
In un universo parallelo, le neonate femmine sono di gran lunga più numerose delle loro controparti maschili a causa di una pandemia inspiegabile che ha decimati gli uomi negli anni ’70.

Man mano che gli uomini diventano più rari, vengono acclamati come “tesori nazionali”, portati in un posto per la loro protezione, la ‘Fattoria’, e alcune fortunate donne devono conquistare il loro affetto in un concorso sponsorizzato dal governo chiamato “Ready, Set, Love”.

Quando Day viene inaspettatamente accettata nella competizione, incontra il ragazzo più popolare, Son. Il loro rapporto strano e il mondo che conoscono sono minacciati quando scoprono che nulla è come sembra alla ‘Fattoria’.

Piccole cose bellissime:
‘Ready Set Love’ offre una miscela rinfrescante di romanticismo, commedia e commenti sociali, rendendolo una deliziosa aggiunta al regno delle commedie romantiche degli universi paralleli. Mentre affronta i cliché noti al pubblico delle romcom, però con fascino e arguzia, la serie approfondisce anche temi più profondi quali le aspettative sociali, le dinamiche di genere e la ricerca dell’amore in un mondo governato da regole non convenzionali.

Sempre con leggerezza e trash, però.
Non temete.

Nonostante occasionali momenti sconnessi, la serie affascina il pubblico con il suo umorismo, immagini colorate e performance coinvolgenti.

Questa serie non solo intrattiene, ma spinge anche gli spettatori a riflettere sulla complessità delle relazioni e sulla natura dell’amore, lasciandoli con un ritrovato apprezzamento per il viaggio imprevedibile che comporta.

Andiamo sul personale, però: ho adorato tutti i personaggi, così fessi, ma io ho un debole per i tipi imbarazzanti e assurdi come la protagonista: è una cafona che non si vergogna affatto a chiedere un autografo a uno che sta pisciando in piedi.
Ed è una gag stupida, cretina, ma io ci rido per 20 minuti. Va così.
Mi piace che resta se stessa per tutto il drama, vera, sincera, cafona e cretina fino alla fine.
Sei la mia idola per sempre.

E’ tutto molto trash, volutamente trash ma ti danno le spiegazioni, ti creano un mondo distopico che ha le sue regole chiare e cristalline, mai dimenticate nel corso delle puntate magicamente. E’ trash puro ma sensato e brillante.

In che senso dite?
Scena dal primo episodio: la riccona fredda come l’Antartide, che vuole la figlia perfetta e la opprime per questo, va via dalla sala da pranzo della propria abitazione, dove sta appunto pranzando con degli ospiti, per andare a un incontro di lavoro salendo su un monopattino, mentre si comporta da figa donna d’affari.

La scena del monopattino, già epica così, ritorna poco dopo con musica classica pomposa e la nostra riccona su monopattino inseguita di corsa dalla maggiordoma sessantenne.

Magia del trash.

Sei episodi volano rapidi e ovviamente gli ultimi hanno un tono più serioso, che si alternano a cose sceme, strambe e trash eh, non vi preoccupate.

Cosa affronta il drama?
Il finale è all’apparenza dolce, ma di fatto non lo è. Senza spoiler, mette in evidenza come i cambiamenti siano frutto di diversi momenti e spesso tutto parte da una scintilla che lentamente si diffonderà. Vuole essere un prodotto spensierato, quindi resta così anche con il finale, un ending molto intimo e individuale (capirete che intendo) ma molto ben chiuso.

La scena dopo i titoli di coda apre la possibilità di un altra stagione ma nel creare un’altra storia tot anni dopo, quindi il finale è finale davvero.

Ovviamente la scarsa quantità di uomini e la presenza massiccia di donne, ribalta gran parte dei tropi narrativi: abbiamo le damigelle che salvano i cavalieri, che mostrano la verità ai cavaliere, che ispirano loro sentimenti di libertà e autodeterminazione.

I cavalieri vivono nella “Fattoria”, dopo essere stati strappati dal grembo materno, allusione a uomini allevati come bestie, prima di diventare modelli, idol, volti di un gioco sociale in cui sono dei bellissimi uccelli in gabbia che tutti vorrebbero.

Abbiamo un sempre verde rapporto madre-figlia con successive catene spezzate. C’è una profonda critica alle classe sociali, con le famiglie ricche, avare e disilluse che si oppongono al popolo, semplice e a volte volgare, ma sempre sincero e pieno di speranza.

C’è il meccanismo del reality show, macchina piena di complotti, falsità, manipolazioni che però diventa il finto sogno per raccontare con un filtro rosa una realtà che è molto lontana dalla perfezione.

In un mondo difficile, dove ci fanno vedere che è difficile per il popolo accedere alle cure mediche, avere una famiglia, trovare un lavoro stabile, “La Fattoria” sembra l’Eden a cui aspirare ma allo stesso tempo così lontano e irraggiungibile che noi possiamo solo sognarlo e mai toccarlo.

Suppongo che, alla fine, l’argomento principale dello spettacolo sia che l’erba del vicino sembra solo più verde. Sogni una vita perfetta perché, dall’esterno, sembra esattamente ciò di cui hai bisogno, ma quando ce l’hai davvero, è una completa bugia.

Il prodotto è una satira che appunto parla di uomini-oggetto, di donne coraggiose e di tanta speranza.

Il drama non risponde a tutte le domande ma spiega molti dei meccanismi: si capisce che si sono create molte coppie omosessuali, che comunque hanno sopperito alla mancanza di uomini con l’inseminazione artificiale, che le donne hanno sostituito gli uomini in ogni lavoro e il mondo non sembra essere migliorato così tanto (in realtà evitano proprio questo discorso e lo toccano alla larga) e le donne vivono ancora del sogno del principe azzurro e del matrimonio perfetto.

Ma non dovrebbe essere una contraddizione che, dopo 50 anni di dominazione femminile, il matrimonio sia ancora un sogno di ogni fanciulla? No, non è una contraddizione e lo capiamo quando iniziamo a capire Chanel: è uno status quo, il sogno perfetto che viene inculcato alle bimbe per sentirsi davvero complete. E’ lo stesso concetto dell’edizione limitata: meno ce ne sono, più è voluto. Nell’ottica dell’uomo-oggetto di questo universo distopico, gli uomini sono voluti come mariti dall’elite ricche (che possono permettersi di sognare il matrimonio), o accontentarsi di possederli come oggetti su buste del latte, scatole di cereali o auto a noleggio dal resto del popolo.

Proprio questi uomini-oggetto sono una traslazione delle discriminazioni che le donne subiscono nel nostro mondo. La critica è palese e ci offre nuovi spunti per riflettere.

E’ interessante anche notare che, anche se ci sono molte donne in una sfida, diciamo che vere e proprie nemiche ‘streghe cattive’ (signora Kwan, madre crudele a parte) non ce ne sono ed è interessante non vedere ragazzine inutilmente cattive tirarsi i capelli per un ragazzo. Anche l’Altra per definizione, Chanel, compie un bell’arco e alla fine si mostra nelle sue debolezze prima di autodeterminarsi.

La serie approfondisce i temi dell’amore, del sacrificio e delle aspettative sociali. Serve come un toccante promemoria degli sforzi che spesso le persone fanno alla ricerca del loro “per sempre felici e contenti”, spingendo gli spettatori a riflettere sulla vera essenza dell’amore e della connessione.

Attraverso la sua trama stravagante ma stimolante, ‘Ready Set Love’ non solo intrattiene, ma stimola anche conversazioni sulla natura delle relazioni e sulle pressioni sociali che le circondano. Sfida gli spettatori a riconsiderare le loro nozioni preconcette sull’amore e li incoraggia ad abbracciare l’imprevedibilità e la spontaneità che spesso lo accompagnano.

Problema?
Tutto un po’ prevedibile (tranne il finale). Non ci sono dei veri e propri colpi di scena. E’ tutto molto lineare, abbastanza intuibile. Però essendo solo 6 episodi e mantenendo l’ironia sempre, lo accetti anche se prevedibile.

Davvero molto interessante:
Visivamente c’è molto impegno.
L’atmosfera pop art ispirata agli anni ’60 viene presentata in colori vivaci e contrastanti, e anche le scenografie e i costumi sembrano abbracciare un look molto stilizzato e retrò.

Ho adorato tutto, ma lascio che siano le immagini a parlare per me.

Visivamente è un gioiellino.

 

Conclusione:
‘Set, Ready, Love’ è tanto carino se volete una cosa leggera per un weekend a casa, se volete farvi tante belle risate, se volete godervi un bel po’ di sano e incredibile trash.

‘Set, Ready, Love’ è tanta roba.

Spoiler Time:
Adesso analizziamo il finale nelle sue intenzioni.

Secondo me non conviene farsi spoiler senza aver visto il drama perché, per quanto prevedibile e citofonato… il finale non è prevedibile e citofonato.

Su! Date un’occasione a ‘Set, Ready, Love’ che vi fate tante risate!

Con spoiler, il prodotto continua a essere davvero interessante anche alla fine, con tutte le riflessioni che porta il finale: la rivoluzione è partita, c’è gente (soprattutto donne) che si ribella alla schiavitù degli uomini, ma ala fine poco sembra essere cambiato. I protagonisti devono scappare, diventare degli eremiti nella società Under Ground per vivere secondo le loro regole e dopo 4 anni tutto è identico: loro ancora che si nascondano e le donne potenti ancora al potere.

E’ triste? Certo. E’ un’amara verità? Purtroppo sì. La politica distopica e pseudo dittatoriale scelta dopo l’epidemia che negli anni ’70 ha dimezzato la popolazione maschile al 10% e ridotto le nascite di maschi al solo 1% è un dato oggettivo che ogni governo deve affrontare (nell’anno del drama ci sono solo 300 uomini in Thailandia). Anche se il popolo non è d’accordo perché, teoricamente, la libertà di ogni individuo giustamente dovrebbe prevalere su tutto e quello che stanno facendo agli uomini è un vero e proprio sequestro di persona, la soluzione è complicatissima.

La scelta del governo è orribile (rapire i figli alle madre, madri dissidenti rinchiuse e drogate, uomini senza libertà alcuna costretti a lavorare, agire e muoversi come gli dicono di fare, in un costante Truman Show), ma l’alternativa quale sarebbe? Lasciare che gli esseri umani si autogestiscano?

L’autogestione può funzionare in gruppi dalla forte moralità e senso di giustizia, come gli Under Ground, ma se lasci a un popolo enorme l’autogestione, le conseguenze potrebbe essere anche peggiori della Fattoria.

Chi assicura che tra tanti esseri umani, qualcuno non inizierebbe a rapire uomini, maltrattarli, seviziarli e usarli come giocattoli sessuali, magari rivendendoli al miglior offerente? Chi assicura che non si creerebbe un mercato di prostituzione a nero nei circoli più abbienti che, essendo lontani da regoli, da legge, potrebbe portare a torture dei malcapitati, oltre che a prevedibili violenze sessuali.

Allora è meglio l’incertezza o la gabbia dorata, ma piena di regole, leggi e accortezze, che promette la Fattoria?

Almond, in parte vittima della Sindrome di Stoccolma, rappresenta tutto questo: il mondo esterno gli fa paura, perché è l’ignoto, l’oscuro e l’assenza di regole chiare e di persone che le fanno rispettare lo fa sentire una vittima. Lui è abituato a essere trattato con i guanti, da reale, ad avere tutto quello che vuole e in cambia dare un sorriso, una posa, la sua libertà. Ha deciso che lo scambio è equivalente e che gli va bene così. Viene interrogato a fine dell’episodio 6 per sapere che fine hanno fatto i ragazzi scappati, ma credo che non li abbia traditi (motivo per cui nessuno viene trovato dopo 4 anni), perché lo sa che quello è il suo modo di vivere ma che non può essere applicato anche ai suoi amici/fratelli, e anche se lui vorrebbe solo proteggere loro (e se stesso), sa anche che non può trattenerli ancora contro la loro volontà.

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