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Fuggite sciocchi perché 'Arthdal Chronicles', un Game Of Thrones scemo, fa abbastanza schifo

Fuggite sciocchi perché ‘Arthdal Chronicles’, un Game Of Thrones scemo, fa abbastanza schifo

| On 11, Feb 2023

Arthdal Chronicles’ è un drama coreano su Nextlix dall’esperienza unica, ma così unica che sono felice di non doverla rifare, e così unica che vi dico di lasciare che io sia l’unica ad averlo visto e a scappare lontano, molto lontano.

E’ necessario essere così negativi? Sì. Lo so che in fondo vi piace <3

In giro nelle recensioni e commenti su questo prodotto troverete spesso citate le parole ‘capolavoro’, ‘stupenderrimo’ o ‘altissimo purissimo levissimo’ e, per quanto i gusti siano opinabili, qui troverete solo verità, pura, cruda e sbattuta in faccia: ‘Arthdal Chronicles’ è una mezza merda che non consiglierei di vedere nemmeno al mio peggior nemico.

Sono la prima ad amare il trash e il camp in ogni sua forma. Ci sono su questo sito omelie entusiaste a cose strane, come The Penthouse, ed è per questo che per me le intenzioni sono essenziali nel giudizio di un prodotto.

Se le tue intenzioni sono fare una cosa leggera, parodistica, simpatica e senza impegno, il mio giudizio si adatta e perdono moltissime semplificazioni.
Se il budget è ovviamente limitato o non c’è la cultura per quel genere ma l’impegno lo percepisco nel concept visivo, non mi sentirete mai criticare effetti digitali brutti, effetti speciali discutibili o scenografie limitate (Cose che OVVIAMENTE non eccepisco ad Arthdal Chronicles. Anche se ufficialmente ha un budge “”altissimo””, parliamo di 45 milioni di dollari, qualcosa come quasi 2.5 milioni ad episodio. Sembra tanto? Per la Corea del Sud sì, per un fantasy no. House of The Dragon è in media costato 20 milioni ad episodio, la prima stagione di Game of Thrones tutta (10 episodi) costò 50-60 milioni di dollari. Non so se mi spiego).
Se, però, vuoi fare un prodotto serio, aulico, fantasy alla Game Of Thrones (e le citazioni si sprecano), sulla sceneggiatura e sulla costruzione dei personaggi no, non accetto mediocrità e non ti perdono nulla.

Perché sì, la comparazione con Game of Thrones (Il Trono di Spade) è spesso citata in tante recensioni, dove ””consigliano di evitare confronti”’.
Ci sta quella sigla scopiazzata male. Ma evitate confronti con GOT, eh.
Ci sta la Muraglia Nera a dividere regioni. Ma evitate confronti con GOT, eh.
Ci sta la camminata della vergogna, vestita di stracci di colore chiaro. Ma evitate confronti con GOT, eh.
E mi fermo a citarne solo i casi spudorati proprio.

Evitate i confronti (parte 1)

Comunque, le premesse ci sono tutte ma poi andrò nei dettagli, o sì che andrò nei dettagli di questa merda che mi sono voluta sorbire. Sì, perché l’ho vista pure volontariamente per poterne parlare qui, con voi, anche in vista della seconda stagione che a breve uscirà! CHE BELLO.
Piccolo spoiler: se due protagonisti hanno fatto il segno dell’ombrello alla richiesta di partecipare alla seconda stagione, cosa possiamo davvero aspettarci? Appunto, cose brutte, molte cose brutte.

Di cosa parla questo drama?
Forgiati da molte tribù, gli spettatori sono accompagnati in un viaggio attraverso l’ascesa della grande città/regno di “Arthdal”, nonché il potere e le lotte territoriali vissute dai personaggi che li guidano.
Infatti Arthdal ​​Chronicles è ambientato nella città/regno dell’età del bronzo chiamata Arthdal, che con avidità tenta di dominare le terre e i popoli vicini. Il popolo di Arthdal ​​ha scoperto una tecnologia che consente facili vittorie delle terre vicine, ma i suoi governanti hanno poca compassione per la vita umana e la libertà.

Piccole cose che generano rabbia:
Con ‘Arthdal Chronicles’ abbiamo 18 episodi da oltre ottanta minuti ognuno di puro sbattimento di coglioni.

Una merda profumata dove la sceneggiatura adotta fin troppo spesso soluzioni stupide e comode per risolvere le questioni e i personaggi sono idioti, incoerenti, immotivati e irrazionali, oltre che mediamente brutti nell’anima.

L’idea è interessante: territorio coreano antico in cui popoli tribali sono impegnati in lotte politiche e territoriali con elementi soprannaturali.
Cosa? Game Of Thrones? NOOOO, MA COSA MI DITE MAI.
Ma evitate confronti con GOT, eh.

Ovviamente i riferimenti al Trono di Spade sono milioni e il tentativo di ispirarsi è talmente ovvio da risultare un po’ ridicolo, ma superatela questa idea, che è meglio.
Ma evitate confronti con GOT, eh.

La sigla, la sigla è proprio brutta ed è proprio una copia fatta con movie maker di quella di GOT.
Non cercatela su Youtube perché non la troverete: probabilmente anche il social si è rifiutato di avere una merda simile nella lista dei loro video.
Non aggiungo altro.

Non aggiungo altro.

Però non voglio dire solo cose brutte, quindi diciamo le cose che mi sono piaciute così sembro anche oggettiva nel mio commento totalmente soggettivo. Allora:
– La musica, molto drammatica e piena di archi, è figa.
– Le intenzioni di uno show corale, con molti personaggi, è da ammirare.
– La violenza non si limita e il sangue scorre molto, quindi ci piace che sembri veritiero.
– Le scenografie sono buone e le ambientazioni interessanti.
– I costumi, per quanto confusi e spesso appartenenti a diverse epoche e forse un po’ troppo puliti, sono fighi e rendono ben distinguibili le varie tribù.
– La CGA e gli effetti speciali non sono male e accettabili. Tranne i lupi, quelli sono davvero bruttini, ma vabbè, ce l’accolliamo.

Però il drama fa comunque cagare perché la sceneggiatura e i personaggi sono una merda.

Non ti affezioni a nessun personaggio.
Non reputi davvero pericoloso nessun personaggio.
Non capisci quale sia il vero scopo di quasi nessun personaggio.

In un drama dove gli intrighi di potere e la politica è il centro della narrazione, se i personaggi ti fanno repulsione o non ti fanno attrazione, cosa dovrebbe spingerti alla fine?

Per onestà intellettuale, all’episodio 10/11 più o meno ti adatti alla merda e, grazie a qualche “””””colpo di scena”””””, ti viene anche voglia di finirlo, ma ricordiamo alla gentile clientela CHE SONO 18 FOTTUTI EPISODI DA 80 MINUTI OGNUNO. UN’ORA E VENTI OGNUNO.
Sono già 800 minuti circa che ci hai investito, ossia 13 ore della tua esistenza, prima di arrivare a un punto almeno decente.
E’ troppa merda da sopportare prima di arrivare a una parte che almeno inizia a diventare interessante.
TROPPA.

Cosa affronta il drama?
Posso essere una st***za fino a domani su questo drama, ma devo ammettere che le riflessioni sono varie e alcune tematiche trattate sono davvero interessanti e, in alcuni casi, anche filosoficamente belle.

Inoltre ho bisogno di parlare di cose belle o mi scoppia una vena.

Sì. Sto parlando di Arthdal Chronicles con aggettivi come interessante e bello. Mi spiego meglio e analizzo alcune delle tematiche che il drama affronta.

– Discriminazione
Lo spettacolo inizia introducendoci due razze/specie nella terra immaginaria di Arth, i Saram (che si traduce come “popolo”) e i Neanthal (esseri soprannaturali potentissimi). Da un lato, abbiamo i Saram con sangue rosso, più intellettuali, parlano coreano ma non possono sognare, sono degli uomini in pratica. Dall’altro lato, abbiamo i Neanthal, con sangue blu, le labbra e gli occhi blu, sono più sviluppati fisicamente nella loro forza, velocità e riescono a vedere al buio, parlano una lingua diversa (in realtà è la lingua coreano al contrario con diverso accetto e infatti è molto strano da sentire perché si vede che alcuni attori si sforzano a parlare in quel modo, molto poco naturale).
I Saram di Arthdal nel primo episodio attaccano e uccidono i Neanthal e usano delle armi “chimiche” per farlo, un attacco vile e ignobile, seguito da un vero e proprio sterminio di massa, sia della razza dei Neanthal che dei mezzosangue, gli Igutu (un genitore Saram e un genitore Neanthal). Gli Igutu sono forti quasi quanto i Neanthal, hanno sangue viola e anche le labbra viola, quindi sono facilmente distinguibili.
La discriminazione del popolo di Arthdal non finisce qui: sono soliti attaccare altre tribù, ridurle in schiavitù e discriminarle per il mondo in cui vivono, considerandoli di fatto inferiori con un atteggiamento di persona superiore che deve insegnare la cultura e la vita al barbaro.
Il drama mette bene in evidenza quanto l’atteggiamento degli abitanti di Arthdal sia pessimo, quanto siano degli sfruttatori, degli schiavisti e come stiano distruggendo la natura, i valori importanti umani e anche loro stessi.

– Vita nella città / Vita nella natura
Collegandosi a quanto prima detto, proprio la cattura di una delle tribù oltre la Muraglia Nera (Trono di Spade e la barriera?), i Wahan, mettono in moto la storia. E’ facile il confronto tra il loro modo di vivere (vicino alla natura, con un forte senso di comunità, di aiuto e supporto reciproco, di rispetto e fiducia) e quello degli abitanti di Arthdal (sempre sospettosi, sempre in battaglia tra loro e con il mondo, desiderosi di possedere cose tanto da sfruttare chiunque, anche i bambini, pur di averle, capaci di punire nel peggioe dei modi chiunque non rispetti le loro assurde regole).
Ad Arthdal nessuno è felice, nessuno sorride, nessuno è soddisfatto. Hanno tanto, ma non è mai abbastanza, devono continuare ad accumulare, a divorare, insaziabili.
La tribù dei Wahan a Iark era felice prima di essere strappata via dalla loro terra, non sapevano cavalcare, non sapeva coltivare la terra, non sapevano lavorare il bronzo o il ferro, ma erano felici e sorridenti e soddisfatti.

– Religione / Fede
La storia di Arthdal è la tipica storia di una civiltà sorta e cresciuta con la prevaricazione, la schiavitù, il genocidio ma anche con le credenze religiose. La fede è usata come vero e proprio strumento di potere o mezzo per generare il terrore, qualcosa che controllare il popolo.
Nel caso specifico ad Arthdal, città/stato che ha un capo eletto dall’Unione che durante la storia, detenendo il potere per molti anni, è diventato un dittatore, vede ancora ben distinte le tribù/famiglie in base al compito svolto. La tribù del capo/dittatore Saenyeok è ovviamente composto da soldati e si contrappone all’unico clan Hae capace di lavorare il bronzo, al clan Bachidoore composto da guaritori o al clan Asa che gestisce da sempre tutta l’attività religiosa.
I protagonisti sanno che per gestire il popolo si deve avere l’approvazione del clan Asa oppure qualcosa su cui credere ancora più forte, una fede che sconfiggere la fede precedente: ad esempio l’avverarsi di una fumosa profezia.
Sono diversi i momenti nel drama in cui anche il più grande condottiero e guerriero deve piegarsi al volere della religione per calmare il popolo ed evitare la propria fine: una scena tra tutte che mi ha colpito è quella del percorso di espiazione a piedi nudi fino al tempio dove il personaggio ha pregato tutta la notte. Scena che molto mi ha ricordato la camminata della vergogna di Cersei Lannister in Il Trono di Spade… sempre perché le citazioni sono pochissime ahahahahahah

– Leadership / Dittature
Il concetto di leadership scelto è uno dei temi principali finali di questo spettacolo ed è strettamente correlato al tema precedente citato. All’inizio dello spettacolo, Tagon assume la guida dell’Unione Arthdal ​​e desidera essere amato dal suo popolo attraverso la sua leadership, assicurandosi che non venga versato sangue nel perseguimento dell’aspirazione politica. Questo modo di fare è molto diverso da quello di suo padre, che ha controllato l’Unione a lungo con la forza diventando, di fatto, un dittatore. Tagon si è costruito, rischiando la vita, combattendo al fronte ed è salito nel suo paese come un’eroe desideroso del meglio per il suo popolo. Quando ha delle difficoltà, però, e la sua gentilezza non paga, la voglia di rimanere al potere lo porta a scegliere di diventare il capo supremo con la forza e la violenza.
Tagon è il Principe di Machiavelli ed è uno dei personaggi più coerenti della storia, a tratti banale e assurdo, alcune scelte non hanno senso rispetto all’intelligenza che è stata attribuita a lui, ma di certo è uno dei più interessanti. Lui e il suo essere prima grigio e poi nero, si contrappone all’altro protagonista, sua nemesi ovvia, Eunseom, che fa un percorso dal basso, mentre cerca un luogo a cui appartenere. E’ interessante l’arco narrativo che fa Eunseom, altro personaggio che ho alla fine apprezzato, anche se a una certa viene messo in pausa per taaaaanti episodi. In pratica parte confuso, poi vuole liberare i suoi amici ma l’atteggiamento non è quello giusto. Avvicinadosi per la prima volta a giochi di potere, mentre cerca di liberare la sua tribù, lui si diverte in modo malsano e la sua anima in quel momento si perde. Viene pichiato duro dalla vita, raggiunge il fondo e poi si rialza, tenendo bene a mente i valori in cui crede, e, insieme a lui, si rialza un sogno capace di unire tante persone. Eunseom, al contrario di Tagon, nasce solo, fa degli errori, ma alla fine sboccia come leader vero capace di lottare e morire per quello in cui crede.

– Matriarcato
Com’è tipico delle tribù e del passato, gran parte delle tribù che vediamo hanno donne nelle figure chiavi, soprattutto in quelle religiose. E’ tanto vero quanto ovvio che la quantità di donne in posizioni importanti diminuisce quando ci avviciniamo a cittù/regni più ””civilizzati””. Ad Arthdal le donne hanno ruoli di spie, ruoli di supporto, ruolo di vecchie sagge, oppure, come nel caso del clan religioso Asa, portano l’acqua e la frutta e ballano.

– Potere / Ambizione / Avidità
Un altro tema principale dello spettacolo ruota attorno alla portata dell’avidità umana per l’affermazione e il potere. I nostri due personaggi principali, Tagon ed Eunseom lottano per essere accettati e amati rispettivamente dalle loro famiglie e tribù. Durante lo spettacolo, vediamo i modi in cui operano per affrontare le loro lotte personali, come li cambia e cosa fanno con le lezioni che hanno imparato.
Ci sono molte ragioni per desiderare il potere, sia per se stessi che per il proprio popolo. Per il bene o per il male. Eppure avere potere, fin troppo spesso, porta solo a molta crudeltà e a un’infinita sete e avidità.
Gran parte degli intrighi politici nascono perché chi era al potere voleva di più e ciò ha generato la sua fine.

– Il senso del Sogno
I Saram, in media, non possono sognare, lo fanno i sacerdoti e ad Arthdal è esclusiva del clan Asa (quello religioso appunto). I Neanthal (anche gli Igutu -per metà Neanthal- a volte) invece possono sognare e lo fanno molto spesso.
Il sogno quindi ha un valore onirico e quasi filosofico perché, ancora una volta, è collegato al concetto di evoluzione contro natura. I Neanthal che vivono nella natura, accogliendo i suoi frutti e muovendosi tra di essa, possono sognare, gli altri no.

– Il concetto di Nome
“Il tuo nome ti lega”
Come dice Saya: “Se nessuno mi chiama [con il mio nome] e se non mi presento mai come Saya a nessuno, allora [io] smetto semplicemente di esistere.”
Il concetto di nome è strettamente collegato a quella di esistenza, che in fondo è anche quanto sostenuto anche da Pirandello nel famoso Fu Mattia Pascal.
Il nome è importante in quanto ti lega alle persone, ti lega alla società, ti lega al mondo e ti permette di essere sempre fedele con te stesso. Il nome è il ricordo costante di chi tu sei, da dove vieni e consente di capire chi sei davvero, qual è il tuo scopo o di combattere per proteggere e sostenere la propria identità.

Punti su… qualcosa:
Ossia il momento in cui ritorno a incazzarmi e vi scrivo esempi pratici del perché questo prodotto, a dispetto delle buone intenzioni e delle riflessioni interessanti, sia comunque una monezza.

Allora, il tempo nella prima puntata scorre strano e passano almeno 10 anni (tra il primo attacco e la ‘caccia’ ai superstiti, così come per fuggire dai monti) senza che nessuno se ne accorga, nemmeno gli sceneggiatori.
Riuscire a non far percepire il tempo che passa (10 anni che passano) in uno spettacolo di 18 episodi da 80 minuti ognuno, con anche una voce narrante a introdurti ai fatti ‘passati’, è capacità di pochi, eppure gli sceneggiatori di Arthdal Chronicles ci sono riusciti.
Andate a farvi fot…

Vogliamo parlare del fatto che SENTIAMO I PENSIERI DI ALCUNI PERSONAGGI? Che, avendolo vista tutta questa merda, vi confermo non essere davvero necessario?
Se lo show è fatto bene e la gente sa recitare, cose come ‘non la penso come te e le morti non sono mai belle’ lo posso capire anche guardando l’espressione di dissenso, non serve entrare nella sua mente.
Basta avere fiducia negli attori che scegli e non prenderli cani.
In Arthdal Chronicles alcuni attori sono bravi e altri sono cani, se volete saperlo.

Ma ora apriamo la rubrica #SceneggiatureScritteColCulo!
Alla posizione numero uno: abbiamo il cavallo migliore di tutti, che proprio il resto del mondo scansati. L’unico che può domarlo che conquisterà il mondo è riuscito a salire sulla sua groppa e a scappare verso l’orizzonte: OH LA LA! Eppure quando cavallo e cavaliere sono inseguito da 3 assassini, ma non è forse una bellissima idea fermarsi per lavarsi la faccia in una pozzanghera? No? Non lo è? Infatti lo raggiungono dopo 10 secondi. MA VAAAAA

Alla posizione numero due: profezia che parla della fine del mondo a causa di tre elementi: la lama, la campana e lo specchio e quando questi tre appariranno al mondo insieme, saranno ca**i.
Spavento, terrore mentre il drama ti fa vedere che sì, già sono tutti insieme: infatti uno tiene un coltellino svizzero in mano e diventa la lama che taglierà il mondo! L’altro prende una collana col campanellino incorporato che trova casualmente per terra e diventa la campana! E il terzo, il migliore, ha uno specchio dentro camera sua e diventa lo specchio!
E quindi POTERE DELLA PROFEZIA VIENI A ME!!!
Stronzate a parte, capisco che certe profezie sono generiche ma così mi sembra un po’ troppo… così come credo che gli interni della dimora scelti fanno di te il messia. A naso proprio.
Lo so che probabilmente c’era un alto senso al personaggio ‘specchio’, che se avete visto il drama lo potete capire, ma è un po’ forzato comunque (se avete visto il drama la potete capire la forzatura, visto che sono 2) e poi, boh non è colpa mia se quella scena è stata proprio creata così e quindi è comunque scritta col culo.

Alla posizione numero tre: un uomo e ottocento personalità dentro di sé. Viene presentato come un agnellino, capace di diventare una volpe assassina perché un giorno di 7/9 anni fa una volta tu gli hai rubato una bambola… e visto che non è inquietante manco per il ca**o, ha ben pensato, nel bel mezzo di 215592243862 intrighi e 125226492562 lotte di corte, di non fare nulla, restare in disparte sempre, ma proprio sempre sempre, e poi subito dopo che lo show lo ha presentato per la prima volta, solo per dare fastidio, uccidere una persona innocente a caso. Che casualità che abbia scelto di essere presentato al pubblico proprio prima di fare lo stronzo, che palle magari farlo stronzo sempre e lasciare indizi per lo spettatore che solo dopo avrebbe capito che dietro a quelle cose c’era sempre stato lui.
Poi scriverlo così in questo episodio e successivamente farlo continuare a essere un idiota, infantile, banale, senza un vero scopo, come se avesse 3 o 4 personalità dentro di lui è stata proprio un’idea geniale.
A questo punto penserete: mezzo psicopatico, un po’ infantile, ma comunque intelligente lo è!
Bene. Parliamone.
In un’altra scena molto simpatichella vediamo un personaggio spiegare quello che ha visto in sogno e descrivere la nostra volpe stellina un po’ come farebbe Paolo Fox con il segno della Bilancia nel 2023. La nostra stella, davanti a questa analisi profonda che manco uno psichiatra dopo 77 sedute da un’ora, basito e commosso, abbandona la cattiveria, spietatezza e freddezza che lo hanno contraddistinto nell’episodio e, LETTERALMENTE, racconta TUTTO TUTTO TUTTO della sua esistenza, fidandosi così, de botto.
Ah.

Alla posizione numero quattro: lei, mezza santona, ingenua e buona come il pane, colei che sempre spera e sempre ride, scopre una bruttissima notizia, si incazza a bestia e poi decide di fingere con colui che ha dato la bruttissima notizia, con lo scopo di controllarlo e farlo soffrire.
Tu la vedi lì, sguardo spietato di un bambino a cui è stata rubata una caramella e giura solennemente vendetta: sì, mi vendicherò, ti controllerò, ti comanderò e tu soffrirai!
Quindi, dentro ora è la vendicatrice per eccellenza, colei che piegherà tutti ai suoi piedi, ma poi si comporta come la solita mezza santona, ingenua e buona come il pane, colei che sempre spera e sempre ride.
Poi a una certa molto seria, ragiona e fa supposizioni perché deve capire tutto per controllare tutti e domarli ai suoi piedi.
Ovviamente la vendicatrice non riesce a non rivelare il suo piano DIABOLICO due episodi dopo. Ovviamente.
Parla quasi senza che nessuno glielo chieda.
Che scopo ha avuto questa parentesi del suo personaggio? Nessuna. Zero.

Alla posizione numero cinque: fare una storia corale dove un gruppo di personaggi è intrappolata per giorni in un metro quadrato che devono attraversare a piedi. C’è una gestione degli spazi strana, ma ragioniamoci insieme (sotto la mappa).
Noi sappiamo che tra Arthdal e Iark non intercorrono molti chilometri: una donna col bambino si sono spostati da un punto all’altro in poco tempo e anche le truppe si trasferiscono abbastanza rapidamente. Il messaggero inviato per informare il re del ritorno delle truppe di Arthdal con gli schiavi da Iark ha impiegato 1/2 giorni, non di più. Quindi, diciamo se non corri come un pazzo, 3/4 giorni di viaggio, esagerando.
Il tratto che gli schiavi compiono per passare da Arthdal a Doldambul, distanza che dalla mappa vedete essere uguale a quella con Iark, viene percorso in troppi episodi, tanto da sembrare una traversata di una settimana, tanto da farti pensare che hanno solcato l’Oceano Atlantico più facilmente nel 1800.

Anche la descrizione analitica della vita e delle attività a Doldambul, che capisco essere preparativa, ma una noia, una lentezza assurda.

Alla posizione numero sei: viva Pantane che palesemente è sponsor di questo drama perché altrimenti non mi spiego come puoi tu fare uno show ambientato nell’era del bronzo lavando tutti i giorni agli attori i capelli.
Vi sfido a trovare capelli sporchi in questo drama, hanno tutti delle chiome fluenti pulitissime. In generale sono tutti sempre troppo puliti.
Mentre sugli abiti ci posso anche chiudere un occhio, i capelli al vento, sempre molto sciolti, super splendenti, no, siete ridicoli.

Alla posizione numero sette: gestire a merda anche quei pochi colpi di scena perché non sanno gestire i personaggi, non sanno gestire i misteri e quindi te lo devono fare sapere subito chi ha fatto cosa. Non ti è concesso avere degli indizi e fare delle supposizioni.
C’è un colpo di scena INTERESSANTE, finalmente il primo ben scritto, e non finisci di pensare ‘Oh, ma chi è stato a fare questo? Che potenza aveva per uccidere quell’animale così? Era fortissimo… come?’ che viene mostrato per la prima volta un personaggio nuovissimo e subito capisci tutto: mistero svelato in 4 secondi di orologio. QUATTRO SECONDI. PATHOS ZERO.

Alla posizione numero otto: le temperature mi confondono e non capisco. Sono uno sceneggiatore e devo raccontare una storia e scelgo un periodo, un anno e poi scelgo una stagione e in base a quella vesto i miei personaggi. Ci siamo, no?
Ci sta il capo tribù vestito in pelle con pellicciotto pesantissimo.
Pare inverno…?
Molta gente vestita a maniche lunghe e a 2/3 strati sottili.
Forse autunno o primavera…?
E poi c’è lei, l’amante e la spia, che va girando in vestitini di seta scollacciati con tutte le spalle da fuori CHE FA FREDDO COPRITI!


Alla posizione numero nove: abbiamo detto che gli Igutu hanno le labbra viola e sono un tratto distintivo, quindi spesso si nascondono per evitare di essere uccisi male. Quindi usano una crema per le labbra, un rossetto, che gli fa una boccuccia rosa rosa, normale. Una crema per le labbra che, lo abbiamo visto in una puntata chiaramente, si toglie passandoci un dito sopra.

Ci sono igutu che si sono nascosti nel drama per DECENNI e volete farmi cedere che quella cremina del ca**o, che si toglie con un dito, sia rimasta lì ferma su un uomo che è SEMPRE circondato da cristiani, che è un soldato, che è un nobile sempre seguito.
In pratica questo, nemmeno per sbaglio, si passa mai una mano in faccia o la lingua sulle labbra.
Voto credibilità: vai a forti fo****e

Alla posizione numero dieci: abbiamo sempre personaggi molto coerenti. Lui, lo stratega che pensa a tutto, lo vediamo super geniale, super avanti, programma ogni cosa. Eppure ogni tanto la prende a quel posto, perché tradito o vittima di un gioco di potere, ma comunque STI GRAN CAZZI sopravvive sempre. E, plot twist, alla fine, non importano i tradimenti e i giochi di potere, comunque tutto va secondo i suoi piani.
… e allora perché li avete messi quei tradimenti e giochi di potere se nulla cambia mai??? Solo per perdere tempo?

Ma, oltre agli sceneggiatori che lavorano col culo, abbiamo anche sceneggiatori dall’età effettiva di 5 anni capaci di scrivere scene epiche, che resteranno nella storia della TV.

#GNEGNEGNETime
– Fa lo sgambetto e poi punta la spada al collo
ETA’: circa 50/60 anni
– Lui è l’unico che non sa un segreto e si offende e corre LETTERALMENTE via urlando disperato
ETA’: circa 30/40 anni
– Dopo un brevissimo ragionamento, uomo 1 dice “Lei mi ha detto che eri un tipo razionale” ma quel tipo ha appena distrutto una intera stanza e tutti i mobili al suo interno perché incazzato
ETA’: Uomo 1 sui 40 – Tizio sui 20/30
– Gli hanno salvato la vita ma si è dimenticata di chiedere il nome e obbliga se stesso e tutta la sua tribù composta da 50/60 persone a giurare di ripagare il debito e si squartano tutti insieme la mano, contemporaneamente, perché ogni promessa è debito
ETA’: troppa per fare certe minchiate, bastava la parola.
– Una signorinella lo maledice ben due volte, ma a lui, guerriero temprato dal fuoco di mille battaglie, sbatte la minchia perché è un grande uomo, poi scopre che tale signorina è molto speciale, e la prende malissimo: passa i successivi episodi a bere o essere visibilmente disperato, prima di imprecare e sputare per terra quando la vede passare.
ETA’: solo avere tra 0 e 8 anni avrebbe senso
– Lui che finge che la procedura sia prendersi per mano e camminare nei boschi per avere la scusa di toccarla
ETA’: Pronto polizia, un maniaco mi insegue
– Loro Neathcoso con vista straordinaria capace di vedere nella notte, lui Igutu con labbra viola e sangue viola che si riversa su vestiti e per terra. Loro non lo riconoscono e deve essere lui a dire ‘hei ma guarda che siamo parenti’. Loro si lanciano contro di loro, lo guardano stupiti e lo annusano.
ETA’: adatta per andare dall’oculista
– Ubriaco viene coinvolto in una rissa e un tipo gli squarta la gola con un pugnale… ma lui sopravvivere perché il medico gli ha detto che ha troppo grasso sul collo e quindi sta benissimo.
ETA’: Maurizio Costanzo… sei tu?

Conclusione:
Quindi, la trama è un susseguirsi di colpi di scena, intrighi, piani, ribellioni, strategia, tradimenti, amori, colpi di stato, colpi alle spalle, morti e sangue che, se fatto bene, crea qualcosa alla Il Trono di Spade (Game Of Thrones), ma, se fatto male, diventa un Beautiful in costume, o qualsiasi altra soap opera di scarsa qualità.
Ovviamente qui con Arthdal Chronicles siamo molto sul secondo caso, purtroppo.

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