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'The King: Eternal Monarch' poteva essere tante cose, ma alla fine è una televendita di Giorgio Mastrota

‘The King: Eternal Monarch’ poteva essere tante cose, ma alla fine è una televendita di Giorgio Mastrota

| On 06, Gen 2021

Flop o successo? Bello o brutto? ‘The King: Eternal Monarch’ della SBS sembra destinato a dividere le persone, diventando un territorio bellico dove fazioni opposte possono scontrarsi fino alla morte.

Il drama è andato tanto male in patria (ascolti bassi, critiche sulla trama, attaccato per le troppe pubblicità nascoste e sul prodotto in generale) quanto bene a livello internazionale, anche grazie alla diffusione in 190 paesi con Netflix, dove ha raggiunto il top delle classifiche di popolarità in diversi stati.

L’ultimo prodotto della famosissima sceneggiatrice Kim Eun Sook, autrice di pilastri dei drama coreani come ‘Goblin’, ‘Descendants of the Sun’, ‘Lovers in Paris’, ‘The Heirs’, ‘Secret Garden’ o ‘Mr. Sunshine’, capace di plasmare la TV coreana negli ultimi 20 anni, sembra segnare alla fine del suo regno. E’ davvero così?

Di cosa parla questo drama?
Lee Gon (interpretato da Lee Minho), imperatore di un moderno regno di Corea, attraversa la barriera che lo separa da una realtà alternativa in cui la Corea è una repubblica. Incontra la detective Jung Tae-eul (Kim Go-Eun), colei che sembra averlo salvato durante l’assassino di suo padre, il re Lee Ho. Suo zio Lee Lim (Lee Jung-Jin), che ha assassinato il re e cercato di uccidere anche il piccolo Lee Gon, si nasconde nella repubblica di Corea dove sta radunando un esercito per completare il suo piano. Il drama unisce tutto: salti temporali, universi paralleli, intrighi di corte, tradimenti e complotti.

Piccole cose (forse non) bellissime:
La considerazione di questo prodotto è strettamente proporzionale alle aspettative che si hanno sullo stesso: se vi aspettate di vedere una commedia classica con qualche goccia di fantasy e siete pronti a non farvi troppe domande, sarà amore a prima volta; se, invece, sapendo lo splendore e la profondità che Kim Eun Sook è riuscita a dare ad alcuni suoi ultimi drama (soprattutto quel capolavoro di ‘Mr. Sunshine’) e le premesse interessantissime di questo prodotto, vi innervosirete già dopo il primo episodio.

La trama è di base straordinaria, un’idea nuova, interessante, particolare dagli spunti infiniti che è stata appiattita e resa vuota da una sceneggiatura prevedibile e insensata. I primi episodi passano viaggiando da un mondo all’altro senza che davvero nulla succeda mai: eventi che potevano essere interessanti per un’analisi sociale e politica, come il tentato attacco dei giapponesi, viene risolto in pochi minuti con un nulla di fatto e dimenticato totalmente per il resto del drama. Le belle idee, le sottotrame possibili, gli intrighi immaginabili sono affondati da una narrazione “effetto traghetto” e lo spettatore può solo godersi gente che mangia pollo, la bellezza straordinaria di Lee Min Ho, i suoi outifit da rubare immediatamente o promozioni a non finire di brand e prodotti.
Nonostante questa sia una delle migliori interpretazioni di Lee Min Ho, sempre più bello, e Go Eun riesce a dare spessore a un personaggio che sulla carta era fortissimo ma in realtà si limita a una vita di attese, la loro storia d’amore si evolve in modo strano, rapido ma freddo, tanto che li vediamo innamorati a un certo punto e lo spettatore non può che prenderne atto.

I personaggi sono il motivo per cui si arriva alla fine del drama, così come il voler capire chi vincerà nell’eterna sfida tra bene e male, eppure nessuno di questi personaggi è mai il motore delle storia e la loro caratterizzazione poteva essere migliore: la sceneggiatura sembra che abbia deciso di proposito di restare sulla superficie, come se fosse inutile sforzarsi di andare nel profondo con i ruoli o con le situazioni, tanto il prodotto ha già guadagnato con tutti quegli sponsor, venderà lo stesso.
La trama si contrae su stessa, creando complicazioni che in realtà non esistono, con colpi di scena spesso prevedibili e restando sempre sul bordo. Per quanto poteva essere interessante inserire aspetti tradizionali e altri moderni (sfruttando l’idea dei due mondi paralleli) lo sviluppo è però insoddisfacente, perché si percepisce che lo sceneggiatore davanti a un problema ha scelto la scorciatoia o, peggio ancora, di non rispondere.

Cosa affronta il drama?
I temi sono i tipici di un drama coreano: una storia romantica su una base fantasy. Si toccano temi come responsabilità, potere, scalata sociale, rapporto madre-figlio, invidia, sacrifico, amicizia e la lotta tra bene e male ma tutto in modo così superficiale che, alla fine, ci si concentra solo sulla storia d’amore. Questo, ovviamente, non è una cosa negativa ma il drama poteva trattare più temi ed essere ancora più credibile e profondo, perché le basi c’erano tutte. Davvero un’occasione sprecata.

Davvero molto interessante:
L’idea di partenza è davvero molto interessante, così come la regia (a parte quando si dedica a focus sui visi o alla promozione del brand di turno): essa risulta essere molto pulita, con una scenografia e fotografia luminosa e chiara, adatta al linguaggio e stile del drama.
L’idea dei due mondi, però, viene sviluppata in maniera molto semplicistica con dei concetti non spiegati e inspiegabili. Se la differenza tra i mondi paralleli risale circa al 1600, com’è possibile che in 400 anni di storia un solo particolare non sia cambiato e che dopo tutto questo tempo le differenze si contano sulle dita di una mano (metropolitana, palazzo reale, al forma della stazione di Busan, monete e altri 2/3 dettagli)? Forse perché il ‘destino’ fa incontrare sempre le stesse persone e creare sempre le stesse famiglie ecc.? E allora perché i due protagonisti, palesemente ‘destinati’, sono presenti in un solo universo e non in tutti gli altri? Da qui la domanda fondamentale: è un multiverso o una linea temporale modificabile tornando indietro? Quest’ultima domanda non è scontata ora che molte serie ci hanno abituato a meccanismi del genere, come l’universo Marvel, ma anche la serie TV tedesca ‘Dark’ o il film di Nolan ‘Tenet’: ormai ogni spettatore sa distinguere un multiverso dal tempo immaginato come una linea modificabile e si notano subito imprecisioni, sbavature ed errori di rappresentazione in questo drama che ti fanno finire la visione con un immenso punto interrogativo.

Punti di forza:
L’interpretazione degli attori è stata molto buona, soprattutto perché avevano a che fare con personaggi poco delineati e, spesso, anche con doppleganger dal carattere molto diverso. Woo Do Hwan, soprattutto, è stato straordinario a rende distinguibili i due se stesso e a essere sempre credibile. Altro punto di forza sono gli intrighi, politici e familiare, che spingono ad arrivare alla fine del drama, curiosi di capire cosa accadrà e chi vincerà.

Punti di debolezza:
Il drama parte dal famoso cliché di Cenerentola con il Principe Azzurro, stavolta proprio sul cavallo, che arriva a salvarla: anche se la Cenerentola del drama viene presentata come forte e indipendente, davanti al Principe Lee Min Ho ricade nell’immagine di damigella da salvare. Così come, ovviamente, anche il principe ricade nell’immagine del riccone che conosce la plebe. Tutte dinamiche che appaiono ripetitive, già viste, con un finale un po’ frettoloso.
I personaggi sono tutti un po’ affrettati, superficiali e inconsistenti, a tratti anche incoerenti e, il problema più grave, è proprio con i protagonisti che si amano e nessuno sa perché. Nelle poche scene di contatto, quasi sempre davanti a del pollo o della birra, è davvero difficile capire come sia nato questo amore.
L’abbiamo già detto ma vogliano ripeterlo: il drama a volte ha così tante pubblicità sparse nel bel mezzo dell’episodio che, oltre a creare scene ridicole e imbarazzanti da osservare, crea momenti in stile Giorgio Mastrota durante la televendita di materassi senza, però, il sorriso e il fascino di quest’ultimo.
Che poi me lo potete spiegare com’è possibile che nel Regno della Corea non abbiano inventato il pollo fritto? Il pollo fritto ha una storia antica: famosissima negli USA si dice che si stato creato in Europa secoli or sono. KFC, che ha fondato un impero sul pollo fritto, è una società americana molto diffusa in oriente… quindi per quale motivo non dovrebbe essere presente nel Regno della Corea da dove viene Lee Minho?

Conclusione:
‘The King: Eternal Monarch’ è un prodotto da affrontare con la consapevolezza della sua leggerezza. E’ un drama perfetto per attimi di svago, per qualcosa che conquista l’occhio e risulta piacevole alla vista, allo stesso modo è anche un tuffo nel passato con dinamiche ben note agli amanti del genere che risulta piacevole giocando sull’effetto nostalgia. E’ consigliato a chi ama gli attori o vuole solo attimi di relax quando guarda un drama.

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