'The Atypical Family' è davvero un capolavoro del 2024 o è da evitare?
PR | On 14, Feb 2026
‘The Atypical Family’, presente su Netflix con i suoi 12 episodi, è uno di quei drama che ho visto, tra i consigliati, per molto tempo e ho continuato a rimandare e rimandare e rimandare. Anche se uscita a inizio 2024, io l’ho recuperato solo a metà 2025 e francamente mi ha confusa nel durante e nel dopo.
I poster di questo drama sono assurdi, non fanno capire NULLA di quello che andrai a vedere e, per impostazione, fanno pensare ad ALTRO.
I poster devono far immaginare, raccontare.
Per me sono tutti e quattro assolutamente sbagliati.



Comunque, non è il solito drama: mescola la situazione familiare con una leggera malinconia, un atteggiamento impassibile, un’atmosfera fredda e poco confortevole. Nei primi episodi noti che ci sia qualcosa che non va, qualcosa che stona, ma non capisci cosa e ti ritrovi a voler sapere di più, a voler scoprire perché sono tutti così persi e soli e distrutti in questo drama.
Non ha è una commedia nera, però di fatto è una storia che ha della ironia terrificante in sé, nel mentre giudica i suoi protagonisti nei loro malesseri, nei loro problemi, che sono poi i mali moderni, la ricerca di una perfezione esteriore, l’accumulo di denaro ecc. Proprio per questo stile molto sopra le righe, i primi due episodi sono stonati, sono strani e bisogna darsi del tempo per capire come viene narrata la storia.
Se avete voglia di qualcosa di diverso, ma non di leggero/leggerissimo, questo drama è da provare. Assolutamente sì.
Le persone si sono divise: c’è chi lo ha abbandonato, c’è chi non lo ha visto proprio e chi lo ha definito un capolavoro del 2024.
Voi dove vi posizionerete?
Di cosa parla questo drama?
Bok Gwi-Ju (Jang Ki-Yong) e la sua famiglia sono nati ognuno con un proprio potere soprannaturale. Bok Gwi-Ju è in grado di viaggiare indietro nel tempo, ma solo per tornare ai momenti felici della sua vita. Non può cambiare il passato, quindi può solo soffermarsi su quei momenti felici. Bok Gwi-Ju soffre di depressione e questo lo porta a perdere i suoi poteri soprannaturali. Anche la sua famiglia perde i propri poteri a causa di problemi moderni come l’insonnia, la bulimia e la dipendenza da smartphone. Un giorno, Do Da-Hae (Chun Woo-Hee) si lega a Bok Gwi-Ju e alla sua famiglia, ma non sembra avere delle buone intenzioni…
Cosa affronta il drama?
Gli argomenti principali sono legati a problemi psicologici, abbiamo depressione, insonnia, difficoltà nell’accettare il proprio corpo e bulimia, chiudersi nel proprio mondo e non creare legami con nessuno. La salute mentale è al centro della narrazione, proprio l’inizio della storia.
Ovviamente si parla anche di speranza, di legami e affetti per superare le pressioni della vita moderna e le difficoltà che da singolo sembrano impossibili da affrontare.
Punti su… qualcosa:
La parte più interessante è quella legata ai poteri, che viene gestita bene fino alla fine, con tutti i pezzi che tornano al loro posto, e sicuramente i protagonisti, tutta la famiglia, che ha personaggi interessanti.
Quella patata di In An, in particolare, con quegli occhioni così espressivi, francamente vale la pena vedere questa serie solo per lei. A parte una recitazione della madonna, ma proprio il suo personaggio, il suo arco è toccante e coinvolgente in un modo indescrivibile. Da sola vale la visione.
La relazione tra i due protagonisti, super citofonata dai primi istanti, è sviluppata in modo interessante, alla fine, negli ultimi due episodi, è davvero tutto molto forzato, ma nel mezzo mi ha molto coinvolta. Adoravo come lui, con il suo potere, tornava indietro e capiva cose a lui sconosciute, riuscendo a interagire con la lei del passato meglio. La narrazione così frammentata, ha aiutato anche il pubblico a capire cose nel mentre, come un puzzle che si stava componendo davanti ai nostri occhi.
Ogni personaggio, anche quello che può sembrare odioso (la sorella) o difficile da comprendere (la madre) in realtà racconta un pezzo di noi stessi in cui alla fine puoi ritrovarti.
Il finale mette insieme tutti i pezzi, ma lo fa come se fosse un compitino da fare a casa. Rispetto ai primi episodi, ci sono tante cose, tanti eventi, tanti momenti, ma poco cuore. Sembra una sequenza di azioni che devono essere così, ma che a scrivere il tutto sia stata una macchina che ha, quindi, fatto bene i compiti da un punto di vista logico, ma non è stata capace di metterci un pezzo di umanità.
Dal sarcasmo e incertezza al ‘darei la mia vita per salvarti’, cosa che serve per i due finali episodi; una coppia che sembrava scoppiata definitivamente si riappacifica perché sì; i problemi tra amiche si risolvono perché non conviene tenere il broncio a lungo; due nemiche che aveva anche tentato di farsi del male ora sono best friend perché non conviene litigare per un uomo ecc. Tutto accade perché era scritto così, non perché ci siamo arrivati con uno sviluppo emotivo dei personaggi. Sviluppo che poteva esserci, potevano arrivare lì, ma doveva spiegarcelo e farcelo vedere.
Nonostante tutto il finale è estremamente intelligente, rispetta le regole imposte dallo show e, proprio le ultime scene, mi sono piaciute tantissime.
Sì. Ho pianto, cacchio se ho pianto. Come una fontana.
Conclusione:
‘The Atypical Family’ è divisivo ma anche da provare, proprio nel suo essere completamente diverso, nel narrare di argomento molto intimi e toccante come famiglia e depressione. Dategli un’occasione!






Lascia un commento