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‘Sold Out on You’ tra zappe, funghetti e la versione coreana di Giorgio Mastrota va e non va

‘Sold Out on You’ è la versione coreana della vita di Giorgio Mastrota, ossia una venditrice di pentole e coltelli e stracci per pulire il vetro e (aggiungi oggetto casuale qualsiasi) molto carismatica che si mischia al solito destino beffardo che fa sembrare sempre che siano in 5 persone in tutto il pianeta Terra e che le loro vite sia destinate (appunto) a incrociarsi 8000 volte in un paio di anni.

COMODO. Ma anche accattivante come le televendite di Giorgio Mastrota sono sempre state <3

Lui, Ahn Hyo-Seop, invece, mastro zappatore, maestro dei trattorini che vanno a 10 km/h, fashionista dei pantaloni floreali da lavoro, idolo di tutte le ajumma, vuole solo spolverare i suoi funghetti.
NO NON E’ COME PENSATE. DROGATI!!!

Detto così non sembra molto coinvolgente in generale e di fatto non l’ho trovato strepitoso, anche se dall’episodio 8 ho pianto almeno 5 volte.
Sono molto sensibile anche se non sembra.

Quindi siamo davanti a un altro ‘healing drama’, tra televendite e zappa: come andrà a finite?

Di cosa parla questo drama?
Matthew Lee (Ahn Hyo-Seop) è un giovane contadino che parla con un tono burbero, ma ha un cuore d’oro. Coltiva con grande cura i funghi nuri a fiore bianco. Un giorno, Dam Ye-Jin (Chae Won-Bin) si presenta durante la sua tranquilla routine. È la presentatrice di punta del canale di televendite Hit ed è ossessionata dai funghi noori a fiore bianco perché sono la base di un prodotto di bellezza dell’azienda francese di cosmetici L’Étoile che rappresenta il suo ritorno nelle vendite serali dell’emittente TV dopo un terribile scandalo che ha quasi distrutto la sua carriera. È lì per convincere Matthew Lee a rinnovare il contratto di fornitura con L’Étoile, ma lui non ne vuole sapere.

Piccole cose generiche:
‘Sold Out on You’ si affida senza riserve a tutti i cliché del suo genere, il che significa che la sua storia non si discosta mai dal percorso a noi tutti familiare, solo che stavolta hai un Giorgio Mastrota al femminile e un sexy zappatore.

Dal punto di vista narrativo, si tratta semplicemente di un’altra commedia romantica da guardare se si disidera qualcosa che non sia stressante o troppo complicato.

I cliché imposti prevalgono su ogni logica, creando una catena di coincidenze, conflitti forzati e soluzioni di comodo, quindi ogni cosa, anche la relazione amorosa, la senti un pochino forzata dall’apparente casualità, ossia dalla evidente mano degli sceneggiatori.

Il risultato finale è altalenante, nell’ultima parte inutilmente melodrammatico, in generale non stupendo ed entusiasmante. Semplice e banale, nell’accezione più brutta dei termini perché i drama semplici e banali durano poco nel nostro cuore e nella nostra mente.

Un punto di forza di ‘Sold Out on You’ è il linguaggio visivo, ha uno stile evidente e hanno scelto delle belle location. Il mixaggio audio e il montaggio funzionano alla perfezione, contribuendo a definire l’umorismo della serie. Allo stesso tempo, la fotografia e la scenografia creano un universo unico che supporta la narrazione con finezza. Visivamente, ‘Sold Out on You’ funziona.

Ci sono tanti easter egg in questo drama: Kim Bum, second lead sprecato in un ruolo pessimo, fa un’entrata unica, ispirandosi alla sua famosa prima scena in ‘Boys over Flowers’.

Anche Ahn Hyo-seop ha mille riferimenti ad altri suoi prodotti, come Demon Hunters e Business Proposal, che sono divertenti da guardare francamente.

Cosa affronta il drama?
Si parla del competitivo e aggressivo mondo dell’imprenditoria, nel senso più economico possibile. Parla del businessman, del successo, delle grandi aziende, dei tradimenti, del profitto a ogni costo, un rincorrere il Dio denaro che prosciuga dell’umanità fino a che qualcosa di spezza e il senso di colpa ti divora.

Il primo episodio mette molta carne al fuoco sul tema lavoro e mi è piaciuto molto ma allo stesso tempo mi ha messa sull’attenti: quando si mette così tanta carne al fuoco, quando si parla di così tanti importanti argomenti, difficilmente si finisce con la stessa potenza.

Nel primo episodio si parla di ossessione dal lavoro, di qualcuno che non sa mai staccare arrivando al dolore fisico pur di lavorare senza sosta. Questo qualcuno si oppone a un qualcun altro che sembra aver scelto una vita lenta, lontana dallo stress delle grandi città e dalla pretese delle grandi aziende.

La prima puntata già mostra il primo ambiente come tossico, qualcosa che ti divora e ti distrugge, pretendendo la perfezione senza mai ammettere un errore, l’altro, quello della campagna e della gente semplice, come più umano e naturale.
Una contrapposizione classica di questi prodotti, che molto spesso è solo l’ennesima bella e finta storia che ci raccontiamo davanti a un tavolo: ‘ah!!! ai miei tempi morivamo di fame ma eravamo felici’ cit. a caso che è solo un modo di dire di qualcuno che non comprende che la depressione, le ansie, le aspettative, il dolore psicologico non derivano da quanto possediamo ma da ben altro e che non è stata inventata 10 anni fa, infatti esiste una cosa chiamata piramide di Maslow che è stata teorizzata nel 1943.

La seconda puntata continua quella contrapposizione, mostrando già gran parte delle difficoltà che si vedranno poi: il primo mondo orribile che fa stare male, ma allo stesso tempo ti trattiene in un legame tossico in quando abbandonare tutto e mandare tutti ai bagni, vuol dire abbandonare anche tutti coloro che lavorano con te e che credono in te e che dipendono da te e non è davvero facile la scelta.

Il tema lavoro continua ed è davvero la relazione tossica di tutta la serie, con i personaggi che amano quello che fanno anche se soffrono per quello che fanno e alla fine quella che era nata come una critica sociale e generica, diventa una lotta diretta contro gli imprenditori cattivi che hanno creato problemi gravi e che devono essere sconfitti per ritrovare la gioia del lavoro, senza lo stress da esso.

Vero che l’ossessione della protagonista derivava dall’errore di una volta che l’aveva portata a essere qualcuno con problemi di sonno, oltre che una lavoratrice che testa e ritesta i prodotti prima di venderli, controllandoli 1000 volte in modo ossessivo compulsivo, ma il finale in cui lei continua a lavorare nello stesso mondo super competitivo, in più accollandosi un viaggio giornaliero nella casa del suo nuovo fidanzato in un tratto che, come si evince da altri episodi, sia di circa 2 ore a tratta, a me fa cadere le braccia.

Si vive per il lavoro o si lavora per vivere?
Per questo drama si vive per il lavoro e mi dispiace.

Poi si parla di amore, non è un amore che salva i protagonisti e questo l’ho apprezzato: non è che da quando si sono incontrati entrambi hanno risolto i loro problemi di insonnia (GRAZIE MILLE <3), ma stanno bene insieme e si fanno bene.
Questo l’ho molto apprezzato.

L’inizio, con il loro rapporto odio e astio e tutta la questione del telefono e delle chiamate serali, le ho trovate forzate, ma diciamo che in generale, la parte amorosa mi è piaciuta.

Punti positivi:
E’ un trama molto lineare, quindi si vede senza problemi. Non è necessario neanche prestare tanta attenzione, proprio perché non ci sono forti colpi di scena. Nella sua linearità è semplice da vedere.

E’ lineare e banale, eh, 90% prevedibile.
Vedi un nuovo personaggio e lo capisci subito se è buono o cattivo e no, non ti stai sbagliando, il tuo istinto è corretto: è proprio il cattivone quello lì. Anche la questione del destino forzato, queste dinamiche ci sono tantissimo ma ho difficoltà a criticarle perché lo sappiamo che i drama coreani sono così.

Ha anche un tipo di comicità interessante, a me spesso ha fatto ridere, soprattutto sta cosa che lo chiamano Mechoori, che vuol dire quaglia in dialetto, perché non sanno dire Matthew Lee, mi ha fatto scompisciare. Onesta.

Tutte le trame del villaggio e le persone del villaggio sono folkoriste ma belle, di sicuro le parti più divertenti della serie per me.

Tanti hanno trovato la protagonista odiosa, francamente non sono tra questi.
E’ palese che sia una donna con un senso di colpa assurda che ha indossato una maschera di finta perfezione che la sta logorando. Io ho provato estrema pena per lei fin dal primo episodio.
Chae Won-bin è bravissima nell’interpretarla e la sua alchimia con Ahn Hyo-seop (anche lui bravissimo) si sente. Lei sa essere divertente esilarante, drammatica, confusa. E’ un personaggio fastidioso e quasi isterico all’inizio, ma Chae ha una presenza scenica indiscutibile.

Se inizia davvero a fare le televendite, io compro tutto eh, sappiatelo.

Punti negativi:
Ci sono tanti punti negativi, tante cose piccole che mi hanno infastidita perché in dodici episodi sono ridondanti:

1) Questi due hanno bisogno di una psicologo.
In realtà molti protagonisti dei drama hanno bisogno di uno psicologo ma qui più di tutti: entrambi hanno subito un trauma ASSURDO e il drama non cita mai quanto sia necessario un percorso psicologico. Entrambi si imbottiscono di farmaci per dormire con i dottori che gli dicono di smetterla… mai dalla bocca dei dottori esce anche la frase ‘invece di abusare di farmaci, perché non parli con qualcuno?’.
Anche il finale o il mezzo in cui tutto sembra risolversi o migliorare con uno stile di vita sano, buon cibo, la campagna, il sole e la zappa, è una semplificazione che fa male, soprattutto per un paese che ancora considera la psicoterapia inutile.

2) Come funziona la distanza?
Già l’ho detto quando parlavo di lavoro, ma la distanza tra Seoul e il villaggio è qualcosa di davvero relativo, infatti non si capisce e quindi guardi i protagonisti spostarsi e ti confondi.
Nel primo episodio, quando lei deve andare al villaggio per incontrarlo, ci impiega quasi tutta la mattinata. Ha anche detto che doveva lasciare il villaggio presto perché aveva una trasmissione quella sera stessa e quindi parte tipo intorno alle 14/15.
Quando hanno iniziato a incontrarsi quotidianamente per darle le medicine, il navigatore ha mostrato che avrebbe dovuto guidare per circa 2, forse 2 ore e mezza per tornare a Seul.
Ci sono molte scene in cui lui sembra impiegare 10/30 minuti per raggiungerla e francamente io non capisco come sia possibile, mi fa sentire molto scema.

3) Il sonnambulismo e le telefonate nel sonno sono TOO MUCH.
E’ troppo, è sempre stato troppo, e continua a essere l’espediente narrativo fino alla fine, quello che fa andare avanti la storia. TROPPO. DAVVERO TROPPO.

Conclusione:
Inizia in modo promettente, ma si impantana più volte nella parte centrale e si conclude in modo mediocre. Chi apprezza le storie d’amore che si sviluppano lentamente potrebbe gradire le emozioni e l’alchimia tra i protagonisti, ma chi si aspetta qualcosa di più avvincente potrebbe rimanere deluso.
Nel complesso, è difficile definire Sold Out on You una serie davvero bella, ma qualcosa che se avete tempo vedete, altrimenti non perdete nulla di che.

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PR

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