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‘Our Sticky Love’ è una cosa strana ma davvero molto dolce

‘Our Sticky Love’, nuova serie tv su Netflix che ha scalato classifiche e i cuori delle persone, nonostante in patria tutti stiano criticando la protagonista che si vanta dei suoi avi pro-giapponesi, è stato un drama particolare.

E’ molto meglio di quanto mi aspettassi, nonostante scene in cui ho riso forte per il cringe.
Non è la serie che ti cambia la vita o ti resta impressa nel cuore.
E’ quello che è, una cosa divertente, carina e molto dolce.

“Our Sticky Love” è una divertente commedia romantica che a tratti vira verso un dramma poliziesco dai toni noir. Le scene forti, di pestaggi, di torture, di sangue, non mancano e quando ci sono… ci sono proprio, e si alternano a una campagna idilliaca e un umorismo fisico.
Abbiamo un drama “azione-thriller-commedia romantica”.

Il titolo originale del drama si può tradurre come ‘This ‘yeot’-like Love’, dove ‘yeot’ sta per ‘caramella al mou’ quindi ‘Questo amore che sembra una caramella al mou’, quelle che fanno nel villaggio dove si svolgono gran parte degli eventi. La traduzione ha perso questo simpatico significato, però è un buon punto di riflessione per comprendere il registro del drama: non prendersi davvero sul serio, nonostante le torture ai polpastrelli OPS-

Di cosa parla questo drama?
La procuratrice Go Eun-sae (Ahn Ha-young) si risveglia in un ospedale di campagna senza sapere chi sia. Senza alcun modo per identificarla, sembra quasi condannata a essere rinchiusa a vita in una struttura governativa. Questo, almeno, finché due settimane dopo un uomo dall’aspetto trasandato, vestito con abiti da palestra, non si presenta a prenderla, affermando di essere Jang Tae-ha (Jung Hae-in), il suo fidanzato. Eun-sae pensa subito che sia una bugia ma, piano piano inizia a convincersi che potrebbe essere vero… o forse no?

Piccole cose bellissime:
“Our Sticky Love” intreccia una narrazione convenzionale ma sincera di amore romantico, famiglia acquisita e intrighi gangsteristici, i cui aspetti più avvincenti sono l’arco emotivo del protagonista maschile, la ricostruzione dell’identità della protagonista femminile e le interazioni genuine tra i vari personaggi. Le sequenze d’azione finiscono per essere un rumore di fondo, quasi un’insipida spolvero, se paragonate al vibrante e organico universo creato dal villaggio e dai suoi abitanti.

Non c’è nulla di particolarmente nuovo o innovativo in ‘Our Sticky Love’. La sceneggiatura è infatti zeppa di cliché, il tutto immerso nella classica fotografia calda, luminosa e pittoresca tipica del genere commedia romantica. Pensate a un cliché della commedia romantica e probabilmente lo troverete qui: amnesia, primo amore, familiare malato, relazioni finte, coincidenze e malintesi a non finire. Ma ognuno di questi espedienti ha uno scopo ben preciso, essendo utilizzato attivamente per rafforzare e sviluppare la caratterizzazione dei personaggi e stabilire dinamiche sane e convincenti.

Cosa affronta il drama?
“Our Sticky Love” non è tanto una storia sul recupero della memoria quanto sulla ricostruzione di sé stessi. Proprio come Tae-ha, Eun-sae ha soffocato la sua compassione per “farcela nella vita”. Ha sostituito la sua tenerezza con un’ambizione sfrenata, diventando una procuratrice brillante ma vanitosa, che gode di tutti i lussi che la sua infanzia le ha negato, ma è priva del calore umano che desidera veramente. La sceneggiatura gioca con somiglianze e contrasti: Tae-ha indossa una facciata di aggressività e malvagità per nascondere una natura gentile e umile, coltivata da una comunità affettuosa. Eun-sae, invece, si è spesso ritrovata sola, aggrappata a una patina di bontà ed eleganza che maschera un atteggiamento arrogante e crudele.

Nonostante l’amnesia, la personalità di Eun-sae rimane immutata, unendo la persona che era un tempo, quella che è ora e quella che spera di diventare. Arguta, sicura di sé e curiosa, Eun-sae non dà mai nulla per scontato, è desiderosa di affermare la propria indipendenza e trova sempre modi diversi per raggiungere i suoi obiettivi. Attraverso le relazioni che instaura nel Villaggio Taffy, viene incoraggiata a forgiare una nuova identità di cui essere orgogliosa.

Punti di forza:
Ci resti per i personaggi, come al solito.

Tae-ha non è semplicemente un ex gangster che ha improvvisamente cambiato idea o la cui morale subisce un drammatico sconvolgimento grazie al “potere magico dell’amore romantico”. Viene descritto come una persona da sempre gentile e premurosa che, nel disperato tentativo di salvare la sua amata nonna, precipita in una vita criminale che va contro tutto ciò in cui ha sempre creduto. Molto prima di rincontrare Eun-sae, stava cercando di lasciarsi alle spalle la vita di strada e ricominciare da capo. Il suo animo protettivo e compassionevole lo spinge poi a partecipare a una farsa assurda per salvare la vita di Eun-sae.

Eun-sae, il primo amore di Tae-ha, diventa il simbolo di quell’esistenza autentica che lui desidera, ma che il destino gli ha strappato via senza pietà. Lei rappresenta il ricordo del suo io più autentico, quello che è stato costretto a nascondere per sopravvivere. Questo legame li unisce nonostante l’amnesia di Eun-sae, un espediente narrativo che non solo funge da catalizzatore, ma permette anche a lei di ricostruire la propria identità.

La protagonista femminile Eun-sae è stata senza dubbio una gran bella protagonista. Di solito, quando i K-drama vogliono mostrare che un personaggio femminile è “potente”, la trasformano in un’eroina d’azione capace di picchiare chiunque le capiti a tiro, oppure le attribuiscono una famiglia ricca e influente. Lei non era né l’una né l’altra.
E’ cazzuta, ma giustamente debole, la sua forza è nell’animo, nella resilienza, nell’intelligenza e nello spirito e così resta fino alla fine.
Il drama non dipinge Eun-sae come una damigella indifesa a causa della sua amnesia. Conserva l’intuito di un’investigatrice, scopre piccoli dettagli che nessun altro nota, pone sempre domande sulle storie di Tae-ha e non crede alle spiegazioni che sembrano irragionevoli. Osservare come riesce a far mentire tutti quelli che le stanno intorno dà vita ad alcune delle scene più divertenti della serie, perché gli abitanti del villaggio sono costretti a inventare continuamente nuove scuse per sostenere le bugie di Tae-ha. Allo stesso tempo, però, ci ricorda che dietro la sua natura allegra si nasconde una ragazza tosta.

La comunità di Taffy Village funge da fulcro narrativo, sostenendo gli archi narrativi e la caratterizzazione sia di Tae-ha che di Eun-sae. Gli abitanti del villaggio offrono ai protagonisti un ambiente accogliente, caloroso e di supporto, in cui possono finalmente abbracciare chi desiderano veramente essere. Con un cast di supporto straordinario che include i talenti eccezionali di Kim Young-ok, Jeon Bae-soo e Jang Hye-jin (solo per citarne alcuni), Our Sticky Love è una serie corale: senza Taffy Village, sarebbe priva della sua anima. I legami sinceri che creano mantengono la narrazione in movimento anche quando le sottotrame legate alla criminalità organizzata la rendono un po’ monotona.

La storia d’amore tra Tae-ha ed Eun-sae si sviluppa in modo naturale, con Tae-ha che stabilisce dei limiti rispettosi che impediscono alle loro interazioni di apparire sfruttatrici (dopotutto, stiamo parlando di una persona affetta da amnesia). Imparano a conoscersi con ogni decisione che prendono. La loro attrazione si rafforza naturalmente grazie alla cura e all’accettazione reciproca che si offrono nei momenti più difficili e solitari. Jung Hae-in trasmette calore con il suo sguardo e forza d’animo con la sua presenza scenica, mentre Ha Young interpreta un’Eun-sae piena di fascino e orgoglio, ma anche vulnerabile e piena di rimorso.

Grazie anche all’alchimia tra Ahn Ha-young e Jung Hae-in, il tempo dedicato allo sviluppo dei due personaggi è uno dei punti di forza di Our Sticky Love.

Punti di debolezza:
A mio avviso il più grande punto debole della serie è la parte action-thriller, che sebbene sia lo spunto, diventa presto meccanica e meccanismo per determinati sviluppi. A tratti stride, francamente.

Poi l’antagonista: Heo Sung-tae è un incredibile attore e la sua interpretazione del capo della banda Baek Sang-gil è incisiva soprattutto nella prima parte dove fa il cattivo puro, con motivazioni intuibili (avarizia, sete di potere ecc)

Poi, all’improvviso, negli ultimi due episodi si va alla ricerca di motivazioni profonde e si cerca di dare una caratterizzazione nuova, ma che comunque resta in superficie perché, di fatto, sempre cliché. Si cerca di offrirgli un arco di redenzione, ma sembra solo un gay frustrato che ha visto il suggorato delle figura paterna (violenta) voltargli le spalle perché ha fatto il monello e quindi ovviamente una serie di casualità gli fanno ritrovare il figlio perduto.
Al suo finale io ho proprio dovuto bloccare la visione e farmi 5 minuti di risate con le lacrime agli occhi.
SORRY.

Conclusione:
‘Our Sticky Love’, come molti k-drama, ESAGERA E NON POCO con le coincidenze e gli espedienti narrativi (la demenza della nonna o lo psichiatra poco affidabile ne sono buoni esempi) ma la sua trama da commedia romantica, con tutte le sue buffe peripezie, è intrisa di un tale fascino, di una tale umanità e di una tale sincerità che è difficile non innamorarsene.
Francamente è una patata che, comprendendone tutti i limiti, ti prende tantissimo.

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PR

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