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'Boyfriend On Demand': cosa c'è nel drama oltre le critiche a Jisoo delle BLACKPINK?

‘Boyfriend On Demand’: cosa c’è nel drama oltre le critiche a Jisoo delle BLACKPINK?

| On 07, Mar 2026

Prendi quella volpe dolcissima di Seo In-Guk, aggiungi quel viso vispo di Lee Soo-Hyuk, quella visione angelica di Seo Kang-Joon, quella patatina di Ong Seong-Wu, quel manzo incredibile di Lee Jae-Wook, la zeppolina Kim Young-Dae, quella bellezza di Mu Jin-Sung ecc ecc e ne uscirai sopraffatta: ‘Boyfriend On Demand’ è semplicemente TANTA ROBA e non si può non vedere (su Netflix).

Ho approcciato la prima puntata di ‘Boyfriend On Demand’ con molta perplessità: i trailer e la trama mi avevano fatto pensare a un drama in cui la protagonista, tramite un’app di incontri virtuali, aveva una relazione dopo l’altra col bonazzo di turno mentre cerca il suo amore così e questa cosa mi aveva molto allontanata, non ero pronta a un ‘7 First Kisses 2026’ o ‘Love Allarm 2.0’.  Ecco.
In realtà… sni.

Lei, anti-romantica per eccellenza, per denaro (collegato al suo lavoro) diventa il tester di un gioco di ruolo che ricrea relazioni romantiche dove i protagonisti maschili sono ripresi da manga, manhwa e storia d’amore famose, rendendo chi ci gioca protagonista di un fumetto/anime/drama, in pratica. La differenza è sostanziale.

Ho iniziato il primo episodio pronta a demolire questo drama, l’ho finito che ero trascinata dall’emozione, come quell’assurda onda anomala del finale che la trasporta in fondo al mare dalla spiaggia: credibilità -10.000, incanto +100.000.

Com’è finita? EH. EH. EH.

Di cosa parla questo drama?
Seo Mi-rae (Kim Jisoo) è una donna con pochissimo tempo libero: lavorando come produttrice di Webtoon, la sua vita è completamente dedicata al lavoro, il che rende gli appuntamenti quasi impossibili a causa di cambiamenti dell’ultimo minuto e scadenze notturne. A peggiorare le cose, c’è il fatto che non ha ancora superato le conseguenze emotive della sua ultima relazione e quindi ha praticamente rinunciato all’amore. Riceve, però, in regalo il pacchetto dell’app ‘Boyfriend On Demand’ da un cliente partner che le apre un mondo di esperienze completamente nuovo. Con circa 900 diversi fidanzati virtuali da provare e una storia in stile manga/drama da vivere, non c’è limite al tipo di esperienza romantica che un utente può vivere su questa app. Mi-rae può imparare di nuovo ad amare?

Piccole cose bellissime:
Vedere questo drama è un susseguirsi di battiti al cuore perché, per quanto Jisoo sia una ‘cagna maledetta’ nella recitazione (CITAZIONE DI BORIS SE NON LA CAPITE ANDATE VIA DA QUI SUBITO), arrivano tutti, tutte le patate, i bonazzi, gli gnocchi, i manzi che spesso abbiamo esaltato su questo sito, sono tutti qui concentrati in un prodotto Guilty Pleasure per eccellenza, un cliché ambulante, la prevedibilità padrona e regina e va benissimo così.

Ma qui lo dico e lo sottoscrivo: non accetterei MAI E POI MAI un appuntamento segreto con Jay Park. TZE’

Seo In-Guk, Lee Soo-Hyuk, Seo Kang-Joon, Ong Seong-Wu, Lee Jae-Wook e Kim Young-Dae, invece, quando volete sono pronta pure per accompagnarvi a fare la spesa o mettervi la benzina <3
Dobbiamo pulire casa? SONO PRONTA.
Torniamo seri.

E’ un capolavoro?
Ovviamente no.

Ha dei limiti?
Ovviamente tanti.

Intrattiene nella sua leggerezza?
Tantissimo.

Si prende sul serio?
Mai, fino alla fine e questo lo rende coinvolgente e confortevole.

Le aspettative non devono essere alte: ‘Boyfriend On Demand’ è una commedia romantica che fa passare 10 ore rilassate, felici, divertite e leggere sul proprio letto/divano, mentre ti godi un bonazzo dopo l’altro.
Francamente a volte abbiamo proprio tanto bisogno di questo tipo di leggerezza.

Cosa affronta il drama?
Sebbene la parte tecnologica (questa app che trasporta in un mondo virtuale dove fingere relazioni con un avatar a pagamento) sia davvero socialmente e psicologicamente interessante, ‘Boyfriend on Demand’ si attiene ai ritmi di una commedia romantica e non è particolarmente interessato a ritrarre le conseguenze sociali negative di una tecnologia come questa. Preferisce invece esplorare i contesti e le conseguenze emotive che circondano le decisioni che le donne prendono nell’economia dell’attenzione e in un mondo che esige tanto.

Sebbene ci siano momenti in cui la qualità immersiva della realtà virtuale influenza negativamente le responsabilità e le relazioni dei personaggi nel mondo reale, viene spesso trattata come uno spazio in cui i personaggi possono elaborare i propri sentimenti in modo catartico e produttivo, come se la tecnologia sia un mezzo per aumentare la propria consapevolezza, non qualcosa di pericoloso.

‘Boyfriend on Demand’ è un prodotto rivolto esclusivamente al pubblico femminile in cui donne usano i mondi narrativi come una fuga catartica, a volte produttiva, dalla monotonia e dalle esigenze della loro routine offline. Nella serie, le utenti non ottengono solo fidanzati o appuntamenti, ma intere storie d’amore e rinascita a puntate. Nella maggior parte degli scenari di appuntamenti, non interpretano se stesse, ma piuttosto versioni di un archetipo: un’impiegata d’albergo che salva il suo ricco capo dall’annegare in una storia d’amore chaebol, una studentessa universitaria dal viso fresco coinvolta in una storia d’amore con un affascinante compagno di classe, o un’assistente di volo coinvolta in un thriller d’azione e spionaggio. Le utenti non solo fuggono per un momento dal mondo reale, ma fuggono anche dalla propria identità in un modo che la finzione può offrire, proponendo tropi familiari che si concluderanno sempre con un lieto fine al posto delle incertezze (e spesso delle crudeli certezze) del mondo reale. E, soprattutto, vivono in un mondo in cui non c’è giudizio, non c’è scherno, non c’è ansia sociale e dove chiunque può essere chi vuole, senza temere conseguenze.

E anche la serie non giudica negativamente le donne che usano l’app, anzi sottolinea fin da subito il motivo e il peso che le donne devono subire dalla realtà e di come si meritino un momento per se stesse e le proprie fantasie ed emozioni. Non è un caso che ben due personaggi alla fine del drama non si cancellino dall’app, ma si vede che continuano ad usarla con due scopi diversi: una per crogiolarsi nell’amore e nella propria felicità, l’altra come gioco e dose di dopamina quotidiana, senza essere giudicata negativamente per avere diverse relazioni con uomini.

L’app viene descritta come fuga dorata, illusione rilassante, momento per ritrovare se stessa, ma anche come fase da superare prima di tornare nella vita reale, con relazioni reali. Pagare quasi 300 euro al mese per l’abbonamento standard all’app è, in fondo, mercificare sentimenti ed emozioni, rendendo tutto un gioco che puoi staccare quando non ti piace più, o cambiare quando ti ha stancata. C’è critica in ciò.

Ma c’è anche riappropriazione di una caratteristica, quella della leggerezza e della superficialità, che raramente viene associata alla figura femminile, perché quando una donna è leggera e superficiale sono altri aggettivi quelli che, purtroppo, vengono usati per descriverci.

La riflessione iniziale, poi, sul tempo che si ha a disposizione per sé, tolto il lavoro, gli spostamenti per andare a lavoro, il cibo ecc, in media 3/4 ore al giorno, è una botta al cuore per la verità crudele che ci sputa in faccia. Si parla anche di questo: di tempo, di impegno emotivo, di costo delle relazioni, di vita quotidiana.

Punti di forza:
E’ ripetitivo e allo stesso tempo fresco il modo in cui vengono presi i cliché delle rom-com e riproposti per il piacere femminile, per esaltare la leggerezza e la semplicità di una risata con un uomo che ti piace.

Abbiamo il CEO riccone che spende soldi come se li trovasse sugli alberi, l’amore ai tempi del collage, una storia d’azione con un agente segreto, uno chef rinomato che ti ama e fa tutto per te, un vigile del fuoco senza macchia che viene a salvarti ecc, tutto è giocoso e romantico, tu sei la damigella da salvare ma in realtà il pericolo non esiste davvero e tu hai il controllo in quella scena, perché quando non ti va più, togli un anello e sei libera.

Viene preso il cliché e viene piegato al desiderio femminile che diventa padrone e gestore totale del momento. I primi episodi sono davvero affascinanti per questo.

Quella fantasia, però, col tempo diventa strana: hai davanti a te il fidanzato perfetto che non dimentica nulla di te, delle cose che devi fare, degli anniversari, di sentirti, di cercarti e di dirti quello che vuoi sentirti dire. Mai una parola fuori posto, mai un commento inopportuno, mai un litigio, mai un’offesa o un attacco, episodio dopo episodio, mentre ti affezioni al tuo finto fidanzato, quella relazione inizia a mostrare tutti i suoi limiti e la sua finzione. Il drama questo aspetto lo mostra molto bene, perché ‘Boyfriend on Demand’ è un prodotto e se all’inizio sei coinvolta e ubriaca di relazioni e (finto) amore, poi ti rendi conto di essere un numero, una delle tante che vive la stessa storia con lo stesso personaggio e qualcosa dentro si rompe. Non c’è davvero critica, c’è solo una nuova consapevolezza e la serie TV lo mostra molto bene mentre lo contrappone alla difficoltà delle relazioni reali, delle incomprensioni, dei litigi e degli adii, con il carico emotivo che resta da gestire, anche per molto tempo.
Non va nel profondo eh, ma superficialmente si parla anche di questo.

La serie sembra stranamente riluttante ad approfondire le implicazioni psicologiche o etiche della piattaforma, il che è ironico perché è la parte più avvincente dell’intero drama ma purtroppo non vanno a fondo. Invece di esaminare perché qualcuno potrebbe davvero preferire un partner digitale impeccabile a un essere umano reale, la storia si allontana gradualmente dalla tecnologia. Occasione mancata, certamente, ma ha permesso al drama di restare nell’ambito romance nella seconda metà, con la stessa leggerezza e coinvolgimento della prima metà.

Punti di debolezza:
Ironicamente, l’impegno di ‘Boyfriend on Demand’ nel promuovere la narrativa immersiva come valida è ciò che rende la storia d’amore centrale della serie vacillante. Sebbene la storia d’amore tra Mi-rae e Gyeong-nam sia molto coinvolgente, è troppo vicina alle simulazioni perfette e stereotipate degli appuntamenti virtuali di Mi-rae per fungere da contrappunto efficace.

La storia d’amore centrale (che poi esplode da metà drama) non è male, mi ripeto… ma per determinate scelte (che io non capisco del tutto – perchè deve essere identico COME FA A SAPERE COME E’ FATTO, mi inquieta tanto questa cosa), non sembra molto reale ma, ripeto, una continuazione dell’app. Bella ma la volevo più vera e imperfetta, ecco.

La mancanza di imperfezione è qualcosa che, ripensandoci, stona. ‘Boyfriend on Demand’, dal mondo virtuale a quello reale, è sempre una casa delle bambole: la nostra protagonista non ha relazioni familiari, non ha mai un capello fuori posto, non ha mai la casa in disordine, tutto è sempre impeccabile e perfetto, anche quando gira in tuta. Un po’ di realismo nella realtà sarebbe stato apprezzato, ecco.

Ed ora.
Lui.
L’elefante nella stanza: Jisoo è una pessima attrice?

Lo dicono in tantissimi (o la critichi o la proteggi) e mi ha fatto molto ridere chi la definisce ‘l’attrice dei web-drama low quality verticali sui social’... perché c’è molta verità HAHAHAHAH
Ma cosa vi aspettavate?
L’avete vista in Snowdrop o Newtopia? E’ sempre uguale, recita sempre allo stesso modo (forse è anche un poco migliorata), accettabile ma esagerato con una pronuncia che, anche io che non so il coreano, rabbrividisco
Non c’è nulla di nuovo sotto il cielo, amici.
Non fa schifo e non è buonissimo, è giusto. STOP.

Al suo recitare in modo decente, aggiungete un prodotto che vuole essere trash, esagerato e molto fisico e capirete perchè dico che è GIUSTO.
C’è una scena in cui entrambi i protagonisti, incantati dalla bellezza dell’altro, STANNO LETTERALMENTE PER CADERE/SVENIRE mentre dicono ‘Oh mio Dio, perchè deve essere così carino/a oggi’…
STANNO PER CADEREEEEEEEEEEEEEEEE.
CADEREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
VOI CADETE IN MEZZO ALLA STRADA QUANDO VEDETE UNO BONO????
ECCO.

Capisco le critiche, sono la prima a farle, ma devono essere sempre collegate al prodotto che si sta guardando.
‘Boyfriend On Demand’ vuole essere un guilty pleasure sciocco, esagerato ed esuberante e la recitazione è tutta esagerata. Anche Seo In Guk è lo tsundere per eccellenza, molto rigido e duro all’esterno, piccola patata calda che fuori esce a tratti. E’ anche lui molto sopra le righe, assai.

Conclusione:
A volte il genere romance ha una cattiva reputazione, spesso visto come un genere minore in un mare di generi a causa della sua formula e della sua sensibilità al comfort food, al guilty pleasure (anche il fatto che una cosa leggera che piace a noi donne diventi un ‘piacere colpevole’ la dice lunga su come ci trattiamo/trattano, consideriamo/considerano, ma vabbé).

Sono i K-Drama come ‘Boyfriend On Demand’ a dimostrare agli hater che il romance ha davvero molto da dire ed esplorare e può comunque essere divertente. ‘Boyfriend On Demand’ è sicuramente un titolo da aggiungere alla vostra lista di visione ed è consigliato anche a chi non è un amante del genere.

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